giovedì 11 ottobre 2007

Dal sito di Paolo Attivissimo

Oggi voglio riportare le belle parole scritte da Paolo Attivissimo sulla musica:

Non c'è che dire: assistere a un evento del genere, e alla partecipazione in massa del pubblico, non fa che confermare che l'era del disco come elemento chiave del meccanismo commerciale è finita o perlomeno è bene che finisca. La pirateria musicale ha il pregio di far capire, nel modo più efficace (all'altezza del portafogli) che gli artisti (o presunti tali) non possono più starsene comodi in studio a registrare con roba ipertecnologica che corregge i loro errori e fa sembrare un virtuoso qualunque personaggio di cartone confezionato dai discografici. Devono andar fuori a suonare, dal vivo, e mettersi in gioco, dimostrando il proprio talento (se ne hanno). Perché l'atmosfera di un concerto, l'ebbrezza di esserci, non si può duplicare e non si può piratare. E per queste emozioni la gente è disposta a pagare.

Condivido quasi tutto. Preciso che è bello lavorare in studio soprattutto se si è musicisti genuini. Ancora più bello è portare quanto "scoperto" in studio fuori, per farlo ascoltare alla gente dal vivo. Qui il post completo.

This post will not be translated.

4 commenti:

Gremus ha detto...

Per un musicista di estrazione classica la musica dal vivo "è" la musica. Tuttavia non è sempre una scelta del musicista il consegnare la propria musica ai microfoni. Molti musicisti hanno la faccia uguale a quella dei pugili: a furia di porte prese in faccia!

Fabio ha detto...

Chissà perchè ma mi torna sempre in mente Glenn Gould che invece ha fatto un percorso inverso, arrivando comunque a risultati straordinari (senza ritoccare).

E mi chiedo sempre cosa poteva combinare con tutta questa tecnologia di oggi il caro Glenn. Insomma, il live è il fine, la massima soddisfazione ma non dimentichiamo che lo studio è il laboratorio, l'officina dell'artigiano-musicista.

Gremus ha detto...

Hai ragione Fabio. Le due cose possono convivere. Per quanto riguarda i "ritocchi" Karajan ritoccava eccome. Ma il risultato è spesso straordinario. Per la serie "anche ritoccare è un'arte!"

Fabio ha detto...

Embè io stesso mi diverto a suonare dei loop per poi riproporli ad altre intonazioni (esempio). E' una cosa che Glenn Gould avrebbe fatto senza rimorsi. Perchè uno che esegue il clavicembalo temperato in 6 diverse interpretazioni non può non restare affascinato da questa possibilità.
E riconosco che, con coscienza, anche questa è arte. Se il fine è l'arte, chiaramente (il mio è un caso dubbio magari).

Il problema è quando si esagera e, grazie a programmi di mia conoscenza (mai usati) si aggiusta l'intonazione ad una persona stonata. O si aggiusta il tempo di una grancassa mal suonata, come mi è capitato di vedere (cosa che accade sempre più spesso a sentire i fonici).