venerdì 22 marzo 2019

Le Pagelle del Fabiet - 9

Articolo pubblicato su www.radionoventa.it il 21 gennaio 2019

Settimana fredda, settimana grigia soprattutto in questo momento (ma non posso svelare data e luogo, in realtà scrivo da un asteroide, come un piccolo principe). Grazie ad un potentissimo telescopio vedo tutto quello che succede sulla Terra, e grazie ad un enorme microfono a forma di orecchio posso ascoltare le recenti produzioni discografiche e, visto che qui poco c'è da fare, mi diletto a trascrivere qualche opinione e dare qualche voto.Sono in attesa di quel festival che in Italia chiamate "di Sanremo" perchè - presumo - mi darà da lavorare (e fatemi un piacere, spronate artisti e produttori a fare del loro meglio). Nel frattempo c'è ancora tanto arretrato, in questa puntata non c'è filo conduttore ma potrò scrivere di due curiosi ritorni (Ferry e Giardini di Mirò) e di un'uscita infelice (Mengoni). Ma per scoprire il perchè di tanta severità vi invito, subito, alla lettura.


Giardini di Mirò - Different Times. Psichedelia, post rock, un pizzico di new wave o post punk...e un po' di gusto italiano, questo è "Different Times", un disco che arriva da un altro pianeta o da un altro tempo. Nove brani dalla lunghezza molto variabile, dai 3 minuti si arriva ai 10 di "Fieldnotes", questo significa che non c'è alcuna volontà di arrivare al grande pubblico, ma basta ascoltare l'album dall'inizio alla fine per capire che le velleità sono esclusivamente artistiche. Ma non basta, purtroppo, per essere un ascolto consigliato in quanto la curiosità dura giusto un "giro". Tutti i brani si assomigliano troppo e la ricerca sembra, in ogni momento, andare verso la stessa direzione come se fosse una bella lezione imparata a memoria che si sa esporre molto bene. Non aiuta un mixaggio fin troppo chiuso e malinconico in cui la voce si perde fra gli strumenti e in un altrettanto malinconico reverbero (si tratta di un aspetto sicuramente voluto). Non merita l'insufficienza perchè il sudore e la passione ci sono. Molti di noi riconosceranno antiche sonorità.
Voto 6,5: un lavoro ben curato che sprofonda però in una parziale monotonia durante l'ascolto. Va ascoltato e comunque ha il (gran) pregio di uscire da un'altra monotonia, quella delle canzonette che escono ripetutamente dalle radio commerciali.


Marco Mengoni - Atlantico. Mengoni fa parte di quegli artisti "post xfactor/amici/eccecc" che ce l'hanno fatta o ce la stanno facendo. Non possiamo nascondere che le edizioni di questi programmi a base di musica&lacrime abbiano lanciato tantissime meteore. Ma il gioco è questo...solo qualcuno ce la fa. "Atlantico" ha più anime e questo può portare a confondere sul risultato finale che - diciamolo subito - non passa la mediocrità. La voce di Marco non mi piace ma questo è un parere personalissimo, lui ci sa fare il problema è che (i cosidetti produttori) non gli hanno ancora trovato il genere ( o non vogliono trovarlo). Infatti in questo album troviamo episodi elettronici (brano d'apertura) fallimentari, altri brani post-latino-satanici che convincono un po' di più e momenti acustici ("La Ragione del Mondo") in cui finalmente si trova casa&pace&giustadimensione ( mi raccomando, lontani da questi gioiellini cari produttori). Il fatto è chiarissimo, nei brani più moderni la (bella) voce si disperde mentre nei momenti più intimi la stessa (voce) appare esaltata. Ma oggi 1+1 non fa quasi mai 2, purtroppo.
Voto 5: nessuna pietà per un prodotto che non va da nessuna parte e non sfrutta le caratteristiche di una voce interessante, occasione mancata per sfruttarla e creare un bel disco godibile dall'inizio alla fine. 


Bryan Ferry - Bitter Sweet. Atmosfere inedite per il cantante dei Roxy Music quindi curiosità a mille, quale sarà il risultato? L'orchestra di Bryan Ferry suona un Dixieland con qualche influenza pop infatti fra i brani troviamo proprio brani dei Roxy Music ("While my Heart is still Beating" ad esempio). Perchè? Probabilmente la partecipazione a "Babylon Berlin", serie televisiva in cui il cantante interpreta un cabarettista l'ha convinto a produrre un album con influenze "fine anni '30". Il risultato non è incredibile, non ci sono quei momenti di "godimento culturale" che mi aspettavo. Certo una bella sorpresa arriva dall'ascolto dei vecchi brani dei Roxy, la voce di Bryan è sempre soffusa, intima, leggera, sensuale. E il distacco con le altre canzoni si fa sentire anzi....perchè non... (e lascio immaginare il resto). Arrangiamenti comunque all'altezza della situazione e ottima la scelta di non affidarsi al solito "album con orchestra da 100 elementi" e ad un genere che fu calpestato e lasciato dimenticare dalle orchestre swing e dal bebop (ok mi son preso questa licenza non storica).
Voto 6: piacevole all'ascolto, voce di Ferry spesso troppo sussurrata, non è un album dei Roxy Music.

mercoledì 20 marzo 2019

Soul Kitchen - Capitolo 001

Musica sottofondi e animazione a cura del sottoscritto (momentaneamente non SIAE quindi Free Rights), ricette, cinema e tanto altro in compagnia di Corrado e Federica. Per tenersi aggiornati, scoprire nuovi mondi e....divertirsi.

Ascolta "Soul Kitchen - Capitolo 001" su Spreaker.

lunedì 18 marzo 2019

Le Pagelle del Fabiet - 8

Pubblicato il 14 gennaio 2019 su www.radionoventa.it

E' passata un'altra settimana e devo ammettere che l'ascolto degli Album da recensire (o da pagellare) la fa passare in fretta. Non sono anni facili per chi vuole ascoltare buona musica soprattutto per chi cerca un po' di originalità tuttavia qualcosa si sta muovendo e se cercate nel passato (delle mie pagelle) qualcosa c'è. Cosa vi aspetta in questo freddo lunedi di gennaio? Eccitanti calde note o ghiaccioli estivi che non ne vogliono sapere di sciogliersi? Qualcosa mi dice che, a guardare semplicemente le figure qui sotto nonchè il bel faccino giovane qui sopra, vi siete incuriositi e non volete più leggere il mio prologo che è già durato troppo. Quindi vi accontento, prego ecco le pagelle del Fabiet servite subito, come un buon piatto fatto con amore.



Subsonica - 8. Tornano i Subsonica dopo 4 anni, ed il titolo dell'album serve a farci capire dove sono arrivati: 8 Album in 20 anni. Sonorità che non seguono le mode, e questo è già un lato positivo,  11 brani per un totale di 44 minuti, tutti curatissimi (e le mie preferite stanno in fondo, la seconda parte dell'album - da "le onde" in poi). Cosa succede quando un gruppo è solido, unito, deciso su cosa si fa e cosa non si fa? Questo: lavora bene e produce bene, "8" è l'esempio di un prodotto pensato, voluto, slegato da logiche commerciali e allo stesso tempo un bel regalo ai fans del gruppo che si ritrovano proiettati anche nelle sonorità tipiche di fine anni '90 (più o meno data di nascita dei subsonica). Manca un po' di originalità e questo non ne fa un capolavoro però si fa riascoltare più volte. Occasione d'oro per chi li vuole scoprire i Subsonica senza abbandonarsi alle "vecchie uscite" e in generale per chi non li ha mai ascoltati.
Voto 7,5: solo perchè un 8 era banale visto il titolo dell'album e perchè oggi sono rigoroso e cattivello. Consigliato a tutti almeno un ascolto (non del singolo, di tutto l'album).


 


Zayn - Icarus Falls. Ci provo. Giovanissimo, fa parte dell'ultimissima generazione di cantanti che si ascoltano al cellulare, il che riduce la produzione ad una mera ricerca del suono che filtra di più dagli autoparlantini. Peccato perchè il cantante, seppur non incredibile, è promettente ed ha carattere (chiare le influenze di Prince, e non solo). L'intero album sposa il pop/soul/funky con suoni ovviamente modernissimi anche se spesso noiosi e tutti uguali; in pratica non riescono a rendere giustizia ed una precisa dimensione alla bellezza di alcuni brani (Stand Still). Icarus Falls inoltre è molto lungo, circa 1h e 30m e questo non è positivo se calcoliamo che la durata media dei brani è di 3 minuti: giusto per un consumo velocissimo senza possibilità di approfondire i brani più interessanti, tecnica ormai che mette al riparo i produttori dai "passi falsi" e tarpa le ali alle idee più coraggiose di qualche impavido musicista. Peccato perchè come dicevo in apertura, di canzoni interessanti ce ne sono, peccato per l'uso incondizionato di Plug-In e computer che smorzano le dinamiche emozionali e tradiscono l'ascoltatore smaliziato.
Voto 6: alcune belle canzoni e diverse idee, un cantante all'altezza della situazione, una produzione standard e i soliti drumkicks che ci piace ascoltare dal cellulare. Prima o poi cambierà....




Cesare Cremonini - Possibili Scenari (Piano e Voce). Operazione coraggiosa da parte dell'ex leader Lunapop (ormai nessuno li ricorda o sbaglio?). Ecco un altro modo per essere "diversi" nel mondo musicale omologato che stiamo vivendo oggi. Forte di un innegabile successo i brani del precedente "Possibili Scenari" (non recensito ma che reputo un album discreto/buono) vengono riarrangiati per pianoforte e voce. Interessante, questo il mio giudizio, forte degli studi passati di Cremonini sullo strumento. L'arrangiamento non è banale anzi, ogni brano rivive in modo diverso e ragionato, mai scontato. Se la parte pianistica è veramente da lodare e a tratti vien da pensare "ma è questa la reale versione?", dalla parte della voce del cmq simpatico Cesare qualcosa c'è da dire: cantare soli con un pianoforte sveste qualsiasi cantante, accanto alla bravura e preparazione dello stesso deve uscire una simbiosi naturale, innata, che purtroppo in questo caso non c'è. La voce di Cremonini appare spesso "staccata" probabilmente anche a causa della ripresa in due momenti degli strumenti. Nulla di grave, le capacità di Cremonini escono così come l'esperienza, il disco è godibile ma non resta la voglia di riascoltare.
Voto 7: bella operazione, coraggiosa. Ottimo il pianoforte ma Cremonini non ha la voce giusta per queste occasioni. Secondo il sottoscritto non c'è stata una ripresa diretta e questo ha smorzato un po' le emozioni. Comunque ascoltabile.