martedì 23 aprile 2019

Le Pagelle del Fabiet - 12

Articolo uscito su www.radionoventa.it il 18 febbraio 2019

Reduce dalla settimana sanremese riprendo la mia "attività" di ascoltatore. La Pagella non è il fine ultimo dell'ascolto, è un diversivo per fare il punto della situazione su quello che ho ascoltato e, visto che posso, copio incollo qui il risultato dei miei pensieri. Il 2019 vede ancora uscite importanti e posso dire che dobbiamo ancora vederne (ascoltarne) delle belle. Vi ricordo che potete segnalarmi eventuali Album che mi sono sfuggiti (difficile star dietro a tutto), il mio obiettivo è di ascoltare tutto il possibile. E consiglio a tutti di farlo, che sia bella o brutta la musica va ascoltata tutta, potendo, magari seduti comodamente e a volume adeguato (cioè medio alto). Questa settimana ripartiamo con pagelle classiche - e quanto fatto la settimana scorsa non si ripeterà almeno per un anno - due Album attesissimi che, anticipo, arrivano a risultati diversi e opposti.


Joe Jackson - Fool. Un album che cattura ad ogni ascolto. Se le sonorità "quasi live" iniziali spiazzano alla fine ci si abitua fino a sentirne la mancanza. Ottimo lavoro per un artista che arriva direttamente dagli anni '80. Joe Jackson pare fregarsene delle mode e riesce a sfornare un gioiellino fuori dal tempo, 8 brani molto diversi e come dicevo suonati in diretta (o almeno si deduce questo vista la mancanza di una post produzione pesante - così pare). Pianoforti, chitarre, una batteria basso e cori, qualche synth ogni tanto con una voce che passa dal morbido al ruvido senza tanti complimenti. Ottima band e pronti via per il nuovo tour. Consigliato a tutti, non fermatevi al primo ascolto, vi darà belle soddisfazioni. Su tutte domina il primo brano, Big Black Cloud che ormai ascolto al risveglio, ogni mattino. Voto 9: convincente questa nuova uscita di Joe Jackson che non si preoccupa di piacere e suona canta e compone come gli va. Proprio per questo alla fine, piace.


Vangelis - Nocturne. Oltre un'ora di musica, Vangelis suona un pianoforte ben riverberato alcuni brani famosi e altri nuovissimi. Il risultato è musica molto rilassante, new age, adattissima ai centri estetici pieni di profumi esotici e massaggiatori/rici pronti/e a darvi una bella dose di benessere. Pianoforte elettrico con presa su violini sintetici quasi per tutti i brani, a livello compositivo è Vangelis e vale la pena di ascoltarselo tutto ma purtroppo si fa fatica arrivare alla fine, va assaggiato e digerito pian pianino. Non ne vado matto ma dateci un'occhiata (un ascolto) magari fa al caso vostro. Certo, sento la domanda nell'aria, c'è anche "chariots of fire" (momenti di gloria) con tanto di tappeti sonori adeguati. Ottimo a livello compositivo, purtroppo solo sufficiente il prodotto artistico, sinceramente mi aspettavo un Vangelis con un bel grancoda Steinway. Sarà per la prossima volta. Voto 6: alcuni brani famosissimi altri nuovi per un risultato uguale dall'inizio alla fine. Se cercate pace interiore prendetelo senza passare per il via. Chi come me si aspettava un prodotto realmente acustico resterà deluso.

domenica 21 aprile 2019

Le Pagelle del Fabiet - 11

Pubblicato su www.radionoventa.it il 4 febbraio 2019

Non vi spaventate! "Solo" due pagelle questa settimana. Un po' per pigrizia, un po' perchè devo essere pronto a scatenarmi per le uscite del dopo Sanremo (se ce ne saranno). Giusto dedicare spazio all'unico Festival della Canzone Italiana che - va detto - non è che regali sempre grandi soddisfazioni. Ma non è di certo per la qualità delle canzoni in gara (può essere mediamente bassa, o alta, non è questo il punto) bensì per gli ospiti, il contorno "fintoborghese", gli sponsor, e tutti gli elementi che portano l'elemento più importante ad essere quello più snobbato. Si, anche la stampa fa la sua bella parte puntando sui vestiti, i pettegolezzi, le curiosità e - ancora - gli ospiti che non hanno nulla a che vedere - per il sottoscritto - con una sana e giusta gara canora. Per questo motivo da un po' di tempo NON guardo più il Festival ma, subito dopo, lo ascolto, cioè ascolto le canzoni di chi ha avuto il coraggio (bisogna aver coraggio ad inserirsi in una manifestazione che non ti da importanza pur contando sulla tua presenza) di partecipare. Come scrivevo sopra, risultati altalenanti, spesso deludenti, ma quello è un altro discorso. Oggi due donne, due ragazze. Una di successo forse non meritatissimo, l'altra meno di successo ma che meriterebbe molto di più, a voi indovinare CHI. Buona lettura.


Malika Ayane - Domino. Reduce dal tour di "Evita", il musical in cui ha interpretato proprio la First Lady argentina, Malika torna in studio di registrazione e sforna il seguito ideale di "Naif" (2015). Non è fra le mie preferite ma questo "Domino" vince. Vince ma non convince: belle canzoni dall'atmosfera mediamente cupa, non moltissime idee, una voce che non emerge e pare lasciarsi cullare dalla leggera ricerca sonora ed arrangiamenti. Nulla di male, così come non è determinante la mancanza di uno/due brani che "bucano" l'ascolto e stimolano curiosità e voglia di approfondire, alla fine si procede verso altri lidi. Consiglio l'ascolto in cuffia perchè l'album è ricco di minuscole "chicche sonore", campionamenti o suoni analogici che si nascondono fra il ritmo e l'armonia e costituiscono forse l'elemento più interessante di tutta la produzione. Album "cortino" (dura 37 minuti circa) formato da una 10ina di brani "da 3 minuti" (e chi mi legge sa che non apprezzo moltissimo).
Voto 6,5: una Malika apparentemente sottotono, forse volutamente cupa e malinconica avvolta da un'interessante e ricercata produzione. 


Fabiana Martone - Memorandum. Una ventata fresca e - finalmente - una grande rappresentante della musica napoletana con diversi punti in comune al Pino Daniele degli anni d'oro. Pochi la conoscono ma è tutto normale, i veri artisti oramai vanno ricercati, non ci vengono di certo propinati giorno e notte da tv e radio. Ma non basta, accanto ad una cantante dotatissima troviamo 11 brani uno più bello dell'altro suonati ed arrangiati ottimamente, tutta la produzione ruota attorno alla voce di Fabiana e se devo trovare un difetto (minuscolo e ininfluente) a volte lei "spicca il volo" e lascia a terra tutti ( traducendo: sento la mancanza di un "rinforzo strumentale" in alcuni momenti per creare ancora più dinamica e valorizzare ancora di più la voce di Fabiana - ad esempio sul finale del bellissimo brano "Me passa'o ggenio"). Opinioni personalissime comunque (una piccola sezione fiati?). Se personalmente amo l'accoppiata voce femminile-piano qui siamo di fronte ad una gradevolissima alternativa: voce femminile-chitarra. Non la vedrete in TV ( o meglio, raramente), correte ad ascoltarla sul web e "acquistatela", è il momento di supportare lei e tutti gli artisti veri come lei.
Voto 9: il piacere di "ritrovarla" in quanto non è il suo primo album, questo è un lavoro denso di canzoni bellissime, cantate e suonate con magistrale delicatezza.

venerdì 5 aprile 2019

Soul Kitchen - Capitolo 002

Puntate o capitoli? Non so, l'importante è il vostro ascolto e il vostro giudizio. Stiamo cercando - nell'attesa di ripartire con la musica a 360° - di divertirci e divertirvi inventando sempre nuovi modi per farlo. Ascoltando musica che non si trova molto facilmente in giro, e sfruttando qualche mia composizione. Buon ascolto.
Ascolta "Soul Kitchen - Capitolo 002" su Spreaker.


Le Pagelle del Fabiet - 10

Pubblicato il 28 gennaio 2019 su www.radionoventa.it

Settimana di Pagelle importantissima vista la caratura degli artisti e del loro grande lavoro. La Bertè è - che vi piaccia o meno - una delle mie "eroine" in virtù, va detto, di un glorioso passato artistico (ha sfornato a fine anni '70 una serie di album memorabili) ma anche in virtù del suo carattere del suo essere anticonformista e del suo essere sé stessa a tutti i costi. Graditissimo ritorno questo e, lo scoprirete, buon livello musicale e una ritrovata grinta nella voce (il precedente Baby Bertè non mi aveva entusiasmato). Ma la recensione è già cominciata? No mi son semplicemente preso la libertè (ops) di sottolineare il ritorno di una delle mie eroine preferite, in virtù di un glorioso....ops l'ho già scritto? Mi ripeto, d'altronde se penso alla Loredana cado nei ricordi.....ok stop !!! David Crosby, figura leggendaria che ha ritrovato un'invidiabile nuova vena artistica solitaria. Ed il genio Esperanza Spalding che stupisce ad ogni uscita. Anticipo (tanto lo so siete già corsi a leggere il voto in neretto) che oggi si parla di alta qualità ma anche di difficili ascolti quindi spartito...no .... smartphone alla mano e cominciamo la sessione.



Loredana Bertè - Libertè. "Non sono una signora" cantava nel 1982 raccontando e descrivendo se' stessa. Ma il testo era di Ivano Fossati che doveva conoscerla molto bene: Loredana è una donna complessa in una vita difficile e non ha mai smesso di raccontarlo nelle proprie canzoni. Di urlarlo. E lo fa anche in questo apprezzatissimo album del 2018, lei è sempre uguale, con una fortissima voglia di cantarlo in continuazione raccontando anche il mondo che ruota attorno a lei. A differenza del "piccolo" Baby Bertè qui Loredana pare tornare ai fasti di fine anni '70 con canzoni all'altezza e alcuni brani che colpiscono dritto al cuore (amo "Anima Carbone", brano in cui lei si racconta in modo emozionante). Il tutto supportato da arrangiamenti perfetti per lei, suoni pieni, grossi, potenti, un rock - pop bello da ascoltare e riascoltare, ruvido con alcuni morbidi lampi, perchè lei è così oppure così la immagino. La voce di Loredana c'è anche se il tempo si fa sentire, ma l'anima è sempre quella ed emerge in modo incredibile su chitarre bassi e batterie che in questo album sono al suo completo servizio. Copertina magnifica.
Voto 8: Loredana, la nostra "cantante maledetta" ed in questo album è come la ricordiamo - e come la vogliamo. Musica costruita attorno alla sua forte-fragile personalità. Per chi l'ha apprezzata e vuole ritrovarla, gli altri devono prima passare per i suoi primi album.


David Crosby - Here If You Listen. Classe 1941 e non dimostrarlo, Crosby finita l'avventura decennale con Still e Nash non è andato in pensione ed ha ritrovato un'invidiabile voglia di continuare a fare musica facendo uscire 4 album in 3 anni. Questo Here If You Listen conferma lo stato di grazia, pur se "proiettato" nel passato ci regala la sua voce, le sue chitarre e tante emozioni. Non c'è molto da aggiungere, è il classico album "fatto come tanto tempo fa" che si fa piacere da subito e si fa riascoltare ovunque. La lunga serie di brani originali si chiude con un'emozionante cover di "Woodstok" di Joni Mitchell. Canzoni che fanno bene all'anima, votate a fare da colonna sonora della nostra vita, e non importa quale sia il momento, è sempre quello giusto.
Voto 8,5: ennesimo album impeccabile sfornato dalla versione "solista" di David Crosby. Musicista e cantante dal glorioso passato che non molla, Here If You Listen va acquistato e ascoltato più volte a volume alto ed occhi chiusi.



Esperanza Spalding - 12 Little Spells. Dopo due "vecchietti" eccoci alla contrabbassista di Portland anche cantante e compositrice. Questo album è dedicato al nostro corpo e alla "magia" che lo fa muovere, ogni brano cerca con parole e musica di descriverne tutte le funzioni. Il contrabbasso, il suo strumento, ci suggerisce il jazz come genere, ma Esperanza è molto di più, è una compositrice capace di fondere i generi e di metterli al servizio della sua voce e della sua mente. Di difficile ascolto, 12 Little Spells è un album complesso, denso, un ambiente in cui note e ritmo non sono mai scontati, servono infatti molti ascolti prima di coglierne il significato profondo, profondissimo, è necessaria molta attenzione per riconoscere ed abituarsi alle architetture dei brani, dai cambi di tempo e di riff alle armonie in continua evoluzione e trasformazione. Questa è la musica del futuro, questo è un capolavoro.
Voto 10: non mollate al primo ascolto, questo è un capolavoro che va digerito un po' alla volta. Esperanza Spalding si conferma come una delle migliori compositrici mondiali, questo è un album che non può assolutamente mancare alla vostra raccolta.

venerdì 22 marzo 2019

Le Pagelle del Fabiet - 9

Articolo pubblicato su www.radionoventa.it il 21 gennaio 2019

Settimana fredda, settimana grigia soprattutto in questo momento (ma non posso svelare data e luogo, in realtà scrivo da un asteroide, come un piccolo principe). Grazie ad un potentissimo telescopio vedo tutto quello che succede sulla Terra, e grazie ad un enorme microfono a forma di orecchio posso ascoltare le recenti produzioni discografiche e, visto che qui poco c'è da fare, mi diletto a trascrivere qualche opinione e dare qualche voto.Sono in attesa di quel festival che in Italia chiamate "di Sanremo" perchè - presumo - mi darà da lavorare (e fatemi un piacere, spronate artisti e produttori a fare del loro meglio). Nel frattempo c'è ancora tanto arretrato, in questa puntata non c'è filo conduttore ma potrò scrivere di due curiosi ritorni (Ferry e Giardini di Mirò) e di un'uscita infelice (Mengoni). Ma per scoprire il perchè di tanta severità vi invito, subito, alla lettura.


Giardini di Mirò - Different Times. Psichedelia, post rock, un pizzico di new wave o post punk...e un po' di gusto italiano, questo è "Different Times", un disco che arriva da un altro pianeta o da un altro tempo. Nove brani dalla lunghezza molto variabile, dai 3 minuti si arriva ai 10 di "Fieldnotes", questo significa che non c'è alcuna volontà di arrivare al grande pubblico, ma basta ascoltare l'album dall'inizio alla fine per capire che le velleità sono esclusivamente artistiche. Ma non basta, purtroppo, per essere un ascolto consigliato in quanto la curiosità dura giusto un "giro". Tutti i brani si assomigliano troppo e la ricerca sembra, in ogni momento, andare verso la stessa direzione come se fosse una bella lezione imparata a memoria che si sa esporre molto bene. Non aiuta un mixaggio fin troppo chiuso e malinconico in cui la voce si perde fra gli strumenti e in un altrettanto malinconico reverbero (si tratta di un aspetto sicuramente voluto). Non merita l'insufficienza perchè il sudore e la passione ci sono. Molti di noi riconosceranno antiche sonorità.
Voto 6,5: un lavoro ben curato che sprofonda però in una parziale monotonia durante l'ascolto. Va ascoltato e comunque ha il (gran) pregio di uscire da un'altra monotonia, quella delle canzonette che escono ripetutamente dalle radio commerciali.


Marco Mengoni - Atlantico. Mengoni fa parte di quegli artisti "post xfactor/amici/eccecc" che ce l'hanno fatta o ce la stanno facendo. Non possiamo nascondere che le edizioni di questi programmi a base di musica&lacrime abbiano lanciato tantissime meteore. Ma il gioco è questo...solo qualcuno ce la fa. "Atlantico" ha più anime e questo può portare a confondere sul risultato finale che - diciamolo subito - non passa la mediocrità. La voce di Marco non mi piace ma questo è un parere personalissimo, lui ci sa fare il problema è che (i cosidetti produttori) non gli hanno ancora trovato il genere ( o non vogliono trovarlo). Infatti in questo album troviamo episodi elettronici (brano d'apertura) fallimentari, altri brani post-latino-satanici che convincono un po' di più e momenti acustici ("La Ragione del Mondo") in cui finalmente si trova casa&pace&giustadimensione ( mi raccomando, lontani da questi gioiellini cari produttori). Il fatto è chiarissimo, nei brani più moderni la (bella) voce si disperde mentre nei momenti più intimi la stessa (voce) appare esaltata. Ma oggi 1+1 non fa quasi mai 2, purtroppo.
Voto 5: nessuna pietà per un prodotto che non va da nessuna parte e non sfrutta le caratteristiche di una voce interessante, occasione mancata per sfruttarla e creare un bel disco godibile dall'inizio alla fine. 


Bryan Ferry - Bitter Sweet. Atmosfere inedite per il cantante dei Roxy Music quindi curiosità a mille, quale sarà il risultato? L'orchestra di Bryan Ferry suona un Dixieland con qualche influenza pop infatti fra i brani troviamo proprio brani dei Roxy Music ("While my Heart is still Beating" ad esempio). Perchè? Probabilmente la partecipazione a "Babylon Berlin", serie televisiva in cui il cantante interpreta un cabarettista l'ha convinto a produrre un album con influenze "fine anni '30". Il risultato non è incredibile, non ci sono quei momenti di "godimento culturale" che mi aspettavo. Certo una bella sorpresa arriva dall'ascolto dei vecchi brani dei Roxy, la voce di Bryan è sempre soffusa, intima, leggera, sensuale. E il distacco con le altre canzoni si fa sentire anzi....perchè non... (e lascio immaginare il resto). Arrangiamenti comunque all'altezza della situazione e ottima la scelta di non affidarsi al solito "album con orchestra da 100 elementi" e ad un genere che fu calpestato e lasciato dimenticare dalle orchestre swing e dal bebop (ok mi son preso questa licenza non storica).
Voto 6: piacevole all'ascolto, voce di Ferry spesso troppo sussurrata, non è un album dei Roxy Music.

mercoledì 20 marzo 2019

Soul Kitchen - Capitolo 001

Musica sottofondi e animazione a cura del sottoscritto (momentaneamente non SIAE quindi Free Rights), ricette, cinema e tanto altro in compagnia di Corrado e Federica. Per tenersi aggiornati, scoprire nuovi mondi e....divertirsi.

Ascolta "Soul Kitchen - Capitolo 001" su Spreaker.

lunedì 18 marzo 2019

Le Pagelle del Fabiet - 8

Pubblicato il 14 gennaio 2019 su www.radionoventa.it

E' passata un'altra settimana e devo ammettere che l'ascolto degli Album da recensire (o da pagellare) la fa passare in fretta. Non sono anni facili per chi vuole ascoltare buona musica soprattutto per chi cerca un po' di originalità tuttavia qualcosa si sta muovendo e se cercate nel passato (delle mie pagelle) qualcosa c'è. Cosa vi aspetta in questo freddo lunedi di gennaio? Eccitanti calde note o ghiaccioli estivi che non ne vogliono sapere di sciogliersi? Qualcosa mi dice che, a guardare semplicemente le figure qui sotto nonchè il bel faccino giovane qui sopra, vi siete incuriositi e non volete più leggere il mio prologo che è già durato troppo. Quindi vi accontento, prego ecco le pagelle del Fabiet servite subito, come un buon piatto fatto con amore.



Subsonica - 8. Tornano i Subsonica dopo 4 anni, ed il titolo dell'album serve a farci capire dove sono arrivati: 8 Album in 20 anni. Sonorità che non seguono le mode, e questo è già un lato positivo,  11 brani per un totale di 44 minuti, tutti curatissimi (e le mie preferite stanno in fondo, la seconda parte dell'album - da "le onde" in poi). Cosa succede quando un gruppo è solido, unito, deciso su cosa si fa e cosa non si fa? Questo: lavora bene e produce bene, "8" è l'esempio di un prodotto pensato, voluto, slegato da logiche commerciali e allo stesso tempo un bel regalo ai fans del gruppo che si ritrovano proiettati anche nelle sonorità tipiche di fine anni '90 (più o meno data di nascita dei subsonica). Manca un po' di originalità e questo non ne fa un capolavoro però si fa riascoltare più volte. Occasione d'oro per chi li vuole scoprire i Subsonica senza abbandonarsi alle "vecchie uscite" e in generale per chi non li ha mai ascoltati.
Voto 7,5: solo perchè un 8 era banale visto il titolo dell'album e perchè oggi sono rigoroso e cattivello. Consigliato a tutti almeno un ascolto (non del singolo, di tutto l'album).


 


Zayn - Icarus Falls. Ci provo. Giovanissimo, fa parte dell'ultimissima generazione di cantanti che si ascoltano al cellulare, il che riduce la produzione ad una mera ricerca del suono che filtra di più dagli autoparlantini. Peccato perchè il cantante, seppur non incredibile, è promettente ed ha carattere (chiare le influenze di Prince, e non solo). L'intero album sposa il pop/soul/funky con suoni ovviamente modernissimi anche se spesso noiosi e tutti uguali; in pratica non riescono a rendere giustizia ed una precisa dimensione alla bellezza di alcuni brani (Stand Still). Icarus Falls inoltre è molto lungo, circa 1h e 30m e questo non è positivo se calcoliamo che la durata media dei brani è di 3 minuti: giusto per un consumo velocissimo senza possibilità di approfondire i brani più interessanti, tecnica ormai che mette al riparo i produttori dai "passi falsi" e tarpa le ali alle idee più coraggiose di qualche impavido musicista. Peccato perchè come dicevo in apertura, di canzoni interessanti ce ne sono, peccato per l'uso incondizionato di Plug-In e computer che smorzano le dinamiche emozionali e tradiscono l'ascoltatore smaliziato.
Voto 6: alcune belle canzoni e diverse idee, un cantante all'altezza della situazione, una produzione standard e i soliti drumkicks che ci piace ascoltare dal cellulare. Prima o poi cambierà....




Cesare Cremonini - Possibili Scenari (Piano e Voce). Operazione coraggiosa da parte dell'ex leader Lunapop (ormai nessuno li ricorda o sbaglio?). Ecco un altro modo per essere "diversi" nel mondo musicale omologato che stiamo vivendo oggi. Forte di un innegabile successo i brani del precedente "Possibili Scenari" (non recensito ma che reputo un album discreto/buono) vengono riarrangiati per pianoforte e voce. Interessante, questo il mio giudizio, forte degli studi passati di Cremonini sullo strumento. L'arrangiamento non è banale anzi, ogni brano rivive in modo diverso e ragionato, mai scontato. Se la parte pianistica è veramente da lodare e a tratti vien da pensare "ma è questa la reale versione?", dalla parte della voce del cmq simpatico Cesare qualcosa c'è da dire: cantare soli con un pianoforte sveste qualsiasi cantante, accanto alla bravura e preparazione dello stesso deve uscire una simbiosi naturale, innata, che purtroppo in questo caso non c'è. La voce di Cremonini appare spesso "staccata" probabilmente anche a causa della ripresa in due momenti degli strumenti. Nulla di grave, le capacità di Cremonini escono così come l'esperienza, il disco è godibile ma non resta la voglia di riascoltare.
Voto 7: bella operazione, coraggiosa. Ottimo il pianoforte ma Cremonini non ha la voce giusta per queste occasioni. Secondo il sottoscritto non c'è stata una ripresa diretta e questo ha smorzato un po' le emozioni. Comunque ascoltabile.

domenica 17 febbraio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 7

Pubblicato sul sito www.radionoventa.it il 7 gennaio 2019

Siamo finalmente nell'anno nuovo, il 2019. Questo 2019 vedrà Pagelle piovere ovunque, dopo due "puntate" particolari (la prima dedicata agli album natalizi la seconda agli album a Km.0) torniamo regolari. Non disperatevi, il Km.Zero rientra fra le mie promesse per quest'anno, ma la lista di pagelle da completare è lunga ed impervia e oggi si sottopongono alle mie attenzioni tre veterani della musica: Eros Ramazzotti (quando Sanremo mantiene le promesse), Mimmo Locasciulli (la vecchia e sana scuola dei cantautori) e Jean Michel Jarre (può un musicista amare alla follia i suoni sintetici ?). Vi ricordo che le mie pagelle sono frutto di ascolti integrali (tutto l'album quindi, no un'assaggio e via) e ripetuti (minimo 2 ascolti - non posso andare oltre nel caso di prodotti scarsi). L'impianto è pronto, i padiglioni auricolari belli lucidi, spariamo bello alto il volume del nostro impianto e comiciamo a scrivere (io comincio a scrivere, voi a leggere naturalmente).


Eros Ramazzotti - Vita ce n'è. Ramazzotti nel 1985 cantava "una terra promessa, un mondo diverso". Poi arrivò un bel successo, meritato e alcune belle canzoni. Va detto fin da subito che questo "Vita ce n'è" andrebbe cambiato in "Vita non c'è", tanta è la desolazione musicale e artistica. Nulla di nuovo, l'album pare fatto apposta per giustificare la nuova tournèe europea (di sicuro successo). Nessuna idea nemmeno sui testi (a parte forse il brano d'apertura), non esiste un brano decente e le due canzoni che profumano (intensamente) di Reggaeton (Per le Strade e Vita Nuova) sanno di bandiera bianca che sventola sul ponte: uno dei pochi artisti di successo italiani che aveva il dovere/diritto di sperimentare, di provare a cambiare sfruttando il successo preferisce riposare sugli allori e accodarsi alle mode del momento. A chi giova tutto questo? Ad Eros di sicuro, i fans vanno ai concerti per altro (le vecchie canzoni, i vecchi successi) e non faticheranno a rimettere nel cassetto un album che si tiene in piedi praticamente sulla voce inconfondibile di Eros.
Voto 5: una serie di canzoni con testi uguali, arrangiamenti stanchi ed il maldestro tentativo di aggrapparsi alle mode del momento forse per raggiungere qualche nuovo cliente. Inutile

Mimmo Locasciulli - Cenere. C'erano una volta i cantautori di cui Mimmo è uno degli ultimi. La sua musica non arriva ai virtuosismi di Dalla, la sua poetica è lontana da De Gregori. Ma il sig. Locasciulli ha un passato di tutto rispetto, collaborazioni con i più, album e successo, di sicuro appartiene al club dei sottovalutati. "Cenere" è essenzialmente l'album di un Cantautore, in cui il testo è parte essenziale e la narrazione conta più dell'intonazione: non è malinconico o nostalgico, semplicemente possiede tutte le caratteristiche per meritare qualche ascolto. Onesto, a volte più che piacevole, lontanissimo dallo scimmiottare i generi del momento (vedi recensione di Ramazzotti qui sopra), a tratti anche ricercato nei suoni e negli arrangiamenti ( "Le regole del Jazz" forse il brano che preferisco). "Cenere" è il classico album che si fa amare dopo qualche ascolto e - mi rivolgo ai più giovani - potrebbe essere il punto di partenza per riscoprire un mondo che forse i produttori di oggi (generico) non vogliono fare ascoltare.
Voto 7,5: il voto è cresciuto ad ogni ascolto, l'Album va ascoltato soli, la sera, con un bel volume alto possibilmente senza disturbi. Forse è un insieme di "cose già ascoltate" per molti ma si tratta di un lavoro onesto ed appassionato.


Jean Micheal Jarre - Equinoxe Infinity. Questa puntata delle "pagelle" presenta tre artisti che arrivano dal passato. Jean Micheal Jarre rappresenta la parte più visionaria e rivoluzionaria, 12 milioni di dischi venduti con il primo Album, Oxygéne, nel 1977. Sinth analogici e registrazione multitraccia, ritmo e melodia e suoni che arrivavano, allora, da un futuro lontano. Oggi quel futuro che Jean aveva immaginato è arrivato, è possibile realizzare cose incredibili con un minimo di programmi su un pc portatile, è diventato semplice quello che allora era sicuramente complesso. Equinoxe Infinity riprende in parte il titolo dal secondo album ma non ne ripete l'intensità. L'eleganza e la bravura di Jean Michel Jarre però non vengono messe in discussione, gli 8 movimenti di "Infinity" scorrono veloci e leggeri, non aspettatevi però la stessa capacità seduttiva delle suites che lo resero famoso in tutto il mondo.
Voto 6: Jarre fece il botto negli anni 70 e nonostante il tentativo di stupire è rimasto fermo e fisso alle sue prime composizioni. Cambia qualche melodia ma i suoni, nonostante la pulizia, sembrano sempre quelli.


giovedì 7 febbraio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 6

Articolo pubblicato su www.radionoventa.it il 31 dicembre 2018


Non trovo le parole per descrivere questo 2018: nevrotico, pieno di imprevisti, avaro di momenti sereni e colmo di novità e notizie. Una bella novità, fra le altre, è questa rubrica - web in cui mi riscopro criticone e ascoltatore. Serve a me per tornare ad ascoltare tanta musica diversa in modo concentrato (quindi no ascolti fuggevoli). Serve a voi - spero - per riscoprire il gusto dell'ascolto vero. E se non è questo il momento, lo sarà. Finisce il 2018 e preparo la promessa per il 2019: dare di più e comincio da subito: oggi le cattivissime pagelle sono dedicate ad "artisti a km zero". Perchè? Si tratta di artisti bravissimi che abitano "da queste parti", non hanno ancora raggiunto l'apice del successo (e glielo auguro) e sono soprattutto coraggiosi perchè portano su CD la loro musica. Solo per questo meritano un "8" di base ma....non è il voto quel che conta ma la passione che hanno messo e mettono quotidianamente sulla musica. Avanti 2019, loro sono pronti, anche noi!



Iarin Munari - I'm. "I'm" come "Io Sono" ma anche come "Iarin Munari", su questa equazione troviamo il suo primo album solista, una "quasi mezza" vita sul palco come batterista per tanti artisti, è arrivato il momento di dare importanza massima ai suoi progetti musicali (anche se ne sono già usciti altri, ma non a suo nome). Un concept album che ruota attorno a 3 brani: Sunrise, Twilight e Sunset. Passato il minuto di "risveglio" iniziale (attenzione, alla chitarra è sempre Iarin) ecco la sua inconfondibile batteria ed il suo incredibile groove di "settimo". L'album è una continua riscoperta di suoni e colori curatissimi in ogni particolare, brani pieni di soul (appunto "settimo" ) si alternano a momenti più rilassati ("Camilla") piazzandosi nei vari momenti del giorno (appunto dall'alba al tramonto).Voto 9: ecco un altro bel disco da ascoltare più volte alla ricerca di tutti i particolari che Iarin (e i musicisti che suonano in questo lavoro discografico) ha deciso di regalarci. Disponibile solo in edizione fisica ai concerti o sul sito.



The Twisters With Alice Violato - Arise. Ecco un gruppo - sempre a km.0 - che già conosciamo a Radio Noventa, ospite in un paio di occasioni. Li avevo "lasciati" all'ottimo "Music Odyssey" ed ecco che mi stupisco per l'ulteriore crescita di questo "Arise". Non ci sono dubbi fin dal primo ascolto, Alice, Paolo & C. riescono nella non facile impresa di doppiare lo spirito creativo e "pioneristico" del precedente album e forse a migliorarsi. Questo Arise è più duro, meno "cool" del precedente ma presenta un gruppo felicemente fiero delle origini blues (ascoltare i primi 2 cd per verificare) e allo stesso tempo voglioso di esplorare nuovi territori. Alla musica che stavolta si avvicina più decisa al Soul si aggiungono i testi spesso autobiografici ("Piticon" su tutti), così com'era stato per "Odyssey". Come succede per questi gruppi molto legati alle esibizioni live il modo migliore per ascoltarli è andarli a trovare proprio nei locali o nelle piazze in cui suonano e tornare a casa con il "souvenir". Infatti non lo troverete in digitale ma - appunto - "sul posto" o sul sito ufficiale.

Voto 9: coniugare emozionanti atmosfere live a composizioni più raffinate da studio, in questo The Twister & Alice Violato stanno diventando maestri. Andate ad un loro concerto e tornate col sorriso ed il cd in tasca.


Enrico Santacatterina - Mendicante. Stupenda la copertina che ritrare Enrico a "mendicare" qualche monetina dopo l'esibizione in strada. Questo è un album uscito da pochissimo e mi ha sorpreso da subito per la direzione: si tratta di vero rock italiano fatto da musicisti incredibili quindi qualcosa di esplosivo. Rock che - provo ad indovinare - è sicuramente la passione di Enrico (e si sente) e - provo a rischiare ulteriormente - pare provenire dagli anni '70 o perlomeno prende molto di quel modo di suonare e lo attualizza (appunto grazie a suoni corposi e a testi perfetti per il genere). La chitarra di Enrico fa da padrona sia nei soli che negli accompagnamenti. Il resto lo fa la sua voce  - perfetta in ogni brano e gli ottimi cori. Piccolo appunto "audio": batteria e voce appaiono in alcuni momenti "piccoline" e dietro a tutto il "wall of sound" (effetto voluto?). Stupenda ed emozionante "Menta Sale Vino e Fango" perfetto esempio di blues italiano (suonato da chi sa cos'è il blues fra l'altro - e si sente).
Voto 9: altro che mendicante, se volete ascoltare il vero rock italiano dovete passare di qui e sentirvi un po' più arricchiti.

Note della Pagella: tre pagelle, tre "9". Caso? Fatalità? Voluto? Lo so io, voi dovete solo sapere che si tratta di tre Album molto al di sopra della "media nazionale" (tanto per non uscire dai nostri confini).

sabato 2 febbraio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 5

Articolo pubblicato su www.radionoventa.it il 24 dicembre 2018

Non potevo certamente lasciarvi nell'incertezza la vigilia di Natale. Dimenticate tutte le mie pagelle, oggi e domani dovranno essere giorni speciali all'insegna di musica decisamente natalizia. E se è vero che è necessario aggiungere a questi giorni un pizzico di bontà sappiate che il sottoscritto sarà imparziale e severissimo, come sempre. In questa puntata delle "Pagelle" solo canti natalizi...o quasi. Cos'è il Natale senza l'atmosfera natalizia? E cos'è l'atmosfera natalizia senza l'apposita playlist che odora di pino addobbato e luccicante? Come se non bastasse ogni anno ne esce una nuova, ecco quindi che il Fabiet, nell'augurare a tutti un Buon Natale, vi indica con la solita imparzialità cosa è giusto ascoltare e cosa meno. Signori mi faccio in 4 anzi in 5 per dare il voto a tutti i lavori discografici natalizi targati 2018, si comincia!


Michael Bublé - Love. Non è Natale senza la musica di Bublé, i maligni dicono "è Natale, scongelate Bublé". Ma qui siamo di fronte ad un "non" album natalizio, non c'è traccia di "Christmas" nei testi. Ma sarà qualcosa nella sua voce o nel periodo d'uscita, non so....è perfetto per queste festività. Michael è un bravo cantante e ha quella voce ruffiana capace di emozionare davanti ad un caminetto (o sotto un albero ben addobato), brani swing arrangiati in modo classico: contrabbasso batteria spazzole piano, fiati e archi quando serve, tutto è scolasticamente suonato in modo ineccepibile e seducente. Peccato che brani come "Love You Anymore" siano in schiacciante minoranza perchè è proprio in queste canzoni che Michael cambia registro e ci regala qualcosa di diverso, nuovo e più vivo.
Voto 7: il "solito" Michael Bublè (a parte un brano o due), musiche perfette per accogliere i vostri ospiti al cenone della Vigilia e mettervi al sicuro da qualsiasi critica.


Mary Poppins Returns - Original Soundtrack. Non un vero e proprio Album di Natale ma il Film sicuramente farà tornare bambino molti di noi. Non so bene la trama di questo "ritorno" ma spero che il film sia all'altezza dell'orginale o quasi. Comunque il periodo è perfetto per guardarselo in famiglia e si, sicuramente la colonna sonora è parte portante anche perchè trattasi fondamentalmente di un musical. Tutte le canzoni sono gradevolissime, riascoltabili. Il carattere "musical classico" con orchestra, cantanti che spesso lasciano le melodie per un breve recitativo, inserti dal lungometraggio e tempi in 2/4 fanno entrare nel film senza pagare il biglietto. Gradevole ma manca l'attualizzazione dell'indimenticabile supercalifragilistichespiralidoso.
Voto 7,5: torna Mary Poppins ed è allarme dolcezza, anche se la pillola va giù. Per un Pranzo di Natale aggiornato alle ultimissime novità (il film è da poco nelle sale), perfetto se non volete rischiare la fuga dei vostri ospiti al primo "Jingle Bells".


Gwen Stefani - You Make It Feel Like Christmas. L'Album è dell'anno scorso ma non so cosa mi ha portato ad ascoltarlo. La stilista statunitense forse a corto di idee ci prova con le canzoni di Natale tentando la via del "facciamole diverse" peccato che la festa vada avanti solo i primi 3 brani. Poi la noia totale con arrangiamenti scontatissimi ed una qualità sonora imbarazzante. E la sua voce - ma non si sappia in giro - diventa antipatica canzone dopo canzone. Facciamo così, dite pure che avevo ancora spazio per qualche pagella ed ho pescato a caso. Ma come stilista ci sa fare? E dicono che sia pure attrice!
Voto 4,5: nonostate i primi tre brani promettenti devo stroncare un album prodotto molto male. Da proporre durante il Pranzo di Natale solamente se avete ricette culinarie a prova di bomba che sapranno proiettare i commensali in una grande abbuffata.
Raffaella Carrà - Ogni volta che è Natale. Raffaella Carrà manca. Manca il suo ottimismo, il suo spirito attivo, la sua carica, la sua professionalità. Ed un suo ritorno, seppur sotto forma di files digitali natalizi, non può che far piacere. Purtroppo tutto l'Album risulta slegato e se la speranza è di ascoltare la Raffa padrona della situazione alla fine penso si tratti di un minestrone di brani sicuramente ben suonati ma slegatissimi. Troppi generi, troppi interventi "fuori luogo" ed una Raffaella messa in secondo piano. La sua è la voce di una soubrette, di una grande professionista e a quelli come me che l'adorano resteranno delusi da questo Album che - ovviamente - esce sotto le feste di Natale cantando brani natalizi, già questo basta per far calare un po' di aspettative. Alto rispetto per la sua carriera, disco suonato molto bene ma che non riesce a trovare un'anima ed un filo conduttore. Nota negativa per la pronuncia inglese della nostra.
Voto 6: c'è la Raffa ma il suo entusiasmo non "buca" l'ascolto.  Canzoni perfette come sottofondo durante l'apertura dei regali o se volete un post cenone malinconico.


Eric Clapton - Happy Xmas. Una stupenda sorpresa questo Eric Clapton natalizio. Quando lessi la notizia di questa uscita apparvero svariati punti di domanda addobbati e luccicanti sulla mia testa. Mi sbagliavo, tutte le canzoni sono ben suonate, vissute, ben cantate, piacevoli e coraggiose quanto basta. Incredibile tutto l'Album che sposa il blues con i canti di Natale. Non mancano piccoli diamanti come "For Love on Christmas Day" o "It's Christmas", passando per il punto più basso e incomprensibile "Jingle Bells". Tutti i brani (a parte l'ultimo citato) sono rispettosi degli originali ma anche del genere (il blues) suonato, non ci sono stonature, sarcasmo, ironia. Sono veramente brani natalizi in formato Blues. Un bellissimo regalo da parte di un Eric Clapton, il "quinto Beatle" che riesce a graffiare e a stupire ancora una volta.
Voto 8: inaspettato piccolo gioiello di Natale, un regalo a tutti i fans e non solo. Perfetto per Pranzo di Natale o Cenone della Vigilia, con questa musica va bene anche un menù povero anzi... non si mangia e aprite subito i regali!

mercoledì 30 gennaio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 4

Articolo pubblicato su www.radionoventa.it il 17 dicembre 2018

E' tempo di donne, le tre pagelle di oggi riguardano l'italianissima Alessandra Amoroso, la statunitense Mariah Carey e la serba Ana Popovic. Tre provenienze diverse, tre modi diversi di presentare e vivere la musica, tre punti di partenza (e di vista) agli antipodi. Ana si è fatta le ossa sui palchi dei festival blues, Mariah ha sfruttato la bravura e la "vicinanza sentimentale" con la persona che l'ha poi prodotta mentre Alessandra arriva da un talent show, "Amici". Oggi sono tutte cantanti di successo ma... cosa penso dei loro ultimi prodotti discografici? Come al solito basta proseguire nella lettura dell'articolo, le mie umilissime pagelle - scritte solo dopo aver ascoltato bene tutto l'album - sono pronte.


Mariah Carey - Caution. Torna dopo 4 anni Mariah Carey, assente anche per motivi personali. Di lei sappiamo la cosa più importante: per anni è stata regina indiscussa delle vendite e delle classifiche di dischi venduti grazie ad una bella voce, all'ottima presenza e ad un "prodotto" ben confezionato per il grande pubblico internazionale. Oggi Mariah cerca di tornare a quel pubblico con una "fatica discografica" che probabilmente non è sua. Tutti i brani appaiono inspidi e slegati, costruiti a tavolino e poi presentati alla cantante per la sua prestazione vocale. E' una mia impressione, ovviamente, ma queste atmosfere da "new rhytm'n'blues" inflazionate dall'uso di batterie elettroniche (e non solo) vanno sicuramente d'accordo con la sua voce ma non creano emozioni, un po' come la copertina dell'Album che ci mostra una Mariah corretta e riveduta da filtri, quasi a nasconderne la vera essenza. Consiglio l'ascolto dei suoi primi Album.

Voto 5: musica ottima per sottofondo al SuperMercato o se costretti dalla vostra lei/lui. Classica produzione "al minimo sindacale", la voce di Mariah merita senz'altro di più.


Alessandra Amoroso - 10. Dieci anni di carriera per la Amoroso, il titolo si riferisce a questo. Forse l'esempio più riuscito di produzione "da Talent Show", Alessandra ha vinto nel salotto della De Filippi diversi anni fa ed ha cominciato un percorso fatto non solo di musica ma di apparizioni televisive e conduzioni (ottima prova con Morandi). La sua fortuna - caso pressochè unico a mio parere per questo genere di artisti - è aver trovato un entourage fatto di persone che le vogliono bene. Altrimenti non sarebbe durata. Queste persone l'hanno fatta entrare dalle porte giuste e le hanno ricamato un vestito musicale fatto su misura. E lei ha ripagato. Questo "10" non fa eccezione, dimostra che son passati 10 anni ma ha ancora voglia di cantare e chi le sta attorno ha ancora voglia di creare per lei le canzoni giuste. Questo Album non contiene capolavori, Alessandra non è la miglior voce in circolazione, ma tutto funziona, tanto da risultare ascoltabile anche più di una volta. Suoni armonie e melodie sono perfette per il suo stile. "10" ha il difetto di non andare oltre nel tentativo di far maturare ulteriormente Alessandra, 14 canzoni fra i 3 e i 4 minuti ben arrangiate, piacevoli. Una voce che ricade troppo spesso nell'errore dell'urlato (urlato venduto come "pezzo forte" quando invece le potenzialità sono altrove).
Voto 7: potete alzare di un mezzo voto se amate la sua voce (io "ni"), Alessandra merita il successo che ha però sarebbe bello ascoltarla in qualche situazione nuova.


Ana Popovic - Like it on Top. Ana è nata in concerto con una chitarra in mano, è una vera bluesgirl anche se la geografia potrebbe ingannare (è serba). Per un bluesman (o bluesgirl) il lavoro discografico è sempre secondario, sono molto più importanti i concerti, il contatto con il pubblico, il suonare il proprio strumento in libertà e non condizionati da taglio e cucito tipico della sala di registrazione. Ma Ana sa fare molto bene anche questo: portare in sala di registrazione la sua bravura e la sua esperienza condita di un po' di ruffianaggine che per un solista è una dote importante. Like it on Top è un album genuino, tanto blues ma anche soul e un occhio rivolto al pop. Fra il tris di album "pagellati" oggi sicuramente questo è quello che mi piace di più per i suoni veri, genuini, vissuti. E se avete voglia di un album suonato live, o che pare esserlo, questo fa per voi. Il limite è quello proprio dei lavori di questi artisti da palco: trattasi di brani pronti per essere suonati dal vivo e che perderanno sempre il confronto se ascoltati in salotto.
Voto 7: la porta principale per ascoltare Ana Popovic è questa, con l'obiettivo di raggiungerla in concerto al più presto.

domenica 27 gennaio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 3

Articolo pubblicato il 10 dic 2018 su www.radionoventa.it

E' quasi Natale, ricordate il tempo in cui si usava regalare il "Cd" o il "33 giri"? Io si. Forse nel 2018 si è un po' perso il gusto di ricevere un regalo simile che nascondeva sempre la passione per la musica e la curiosità per l'ascolto di qualcosa (probabilmente) di nuovo. Fra i regali musicali ricevuti ricordo "Robinson" (33 giri) di Roberto Vecchioni o un doppio CD live dei Doors. Ascoltatissimi. E oggi? Qualcuno si azzarda a fare regali del genere nonostante basti un click "qui o la" per ascoltare (male)? Questa rubrica è dedicata a chi apprezza ancora qualche consiglio (recensito) o ama regalare il cd perchè c'è la copertina, ci sono i testi, c'è un oggetto simbolo che trasporta il lavoro di tecnici, musicisti e autori ( nonostate il sottoscritto non disdegni nemmeno l'ascolto digitale). Quindi, buona lettura a voi!



Elisa - Diari Aperti. Torna Elisa "in italiano" dopo i festeggiamenti per i 20 anni di carriera e il divorzio dalla "Sugar". Non si capisce se questo Album nasce da una mancanza di ispirazione, da un momento di riflessione o da un preciso "disegno". 11 brani che scorrono via veloci privi di grinta, con risultati altalenanti. Si tratta di testi tenuti nel cassetto o scritti da un'Elisa giovanissima proprio per questo suonano molto diretti, intimi e "veri". Se "come fosse adesso" o "se piovesse il tuo nome" sono piccole perle" altri brani come "l'estate è già fuori" o "tutta un'altra storia" rischiano di essere un po' troppo ruffiani e commerciali. Musicalmente discreto, non ci sono brani particolarmente esaltanti, tutto suona molto professionale ma privo di un'anima ben precisa. Nonostante tutto l'ascolto risulta piacevole se escludiamo un paio di brani (ma oggi lo possiamo fare con il digitale), la bella voce di Elisa (a volte troppo "trattata") tiene sempre una bella compagnia anche se probabilmente il suo forte è altrove.
Voto 7: piacevole da ascoltare grazie all'ottima Elisa gli 11 brevi brani si fanno riascoltare con piacere, aspettando e sperando un lavoro di livello più elevato.




Maneskin - Il Ballo della Vita. Maneskin in cerca di conferme in quello che è il loro primo vero Album dopo l'incredibile vittoria ad X-Factor. Gruppo di giovanissimi ai quali possiamo ancora perdonare molto soprattutto una maniacale attenzione al "look" (come dev'essere per un prodotto commerciale come questo). Ma cosa c'è dietro al fascinoso Damiano David? "Eppur si muove" mi vien da dire. Questo lavoro discografico è sicuramente un passo avanti al primissimo e acerbo "Chosen". C'è spazio per qualche spiazzante proposta italiana (nel senso che ha spiazzato il sottoscritto) che fa l'occhiolino ai cantautori e a qualche riff di chitarra un po' più variegato rispetto all'anno scorso. Ma ancora non basta: se è facile fantasticare sulle note di "Torna a casa" e "Parole Lontane" poi si torna al solito "inventa un riff e chiudi il pezzo in 3 minuti senza passare per il via". Buona la prova della voce (d'altronde tutto l'album è basato sulle prestazioni del cantante), il resto è appena volutamente sufficiente,  tutto quel che si ascolta è una precisa scelta di produzione. Diamo per scontato che il gruppo - se resterà unito e si ribellerà al "padre padrone discografico" - potrà dire la sua forte di un successo e di una posizione probabilmente comoda.
Voto 6: i Maneskin sono attualmente un "prodotto di fabbrica", il presunto (attuale o futuro) valore del gruppo è tenuto sotto pressione, nel frattempo proviamo ad accontenarci di canzonette che durano un ascolto per noi "ragazzi esigenti", più di uno per i fans. Sufficienza meritata grazie ad alcuni brani inaspettatamente in controtendenza.




Mina - Paradiso (Lucio Battisti Songbook). A chiudere questo tris tutto italiano un Album non atteso ma fortemente voluto da Mina. Si tratta sostanzialmente di una raccolta di interpretazioni che la più grande cantante italiana di musica leggera ha eseguito sui pezzi di un altro indiscusso grande artista, Lucio Battisti. L'accoppiata ha un valore immenso, si tratta di due artisti che hanno prodotto alcune delle pagine più belle della musica italiana. La semplice complessità di Lucio Battisti, le sue canzoni (testi di Mogol), la sua timidezza, la sua voce, tutto questo, oltre a Lucio stesso, unite all'unica interprete in grado di essere alla pari grazie alle proprie doti vocali, all'intelligenza e sicuramente alla profonda conoscenza dell'artista. Mina è l'indiscussa interprete principale delle canzoni di Battisti, accanto a Battisti stesso. E' impossibile e - per il sottoscritto - sempre sarà impossibile stabilire "chi la canta meglio". Si tratta di canzoni che tutti dobbiamo conoscere, ascoltare, digerire, non ci sono scuse. E questa è forse l'ultima chiamata e una specie di testamento: tutte le interpretazioni che Mina ha dato nel corso della sua carriera più due inediti: "Vento nel Vento" e Il "Tempo di Morire". Da ascoltare, da vivere, da ricordare per sempre.
Voto 10: al di là di alcuni arrangiamenti più o meno indovinati su tutto dominano la voce di Mina e la genialità di Battisti/Mogol, e tutto sembra migliorare con l'andare indietro nel tempo, quando suoni voce e arrangiamento diventano un'unica grandiosa opera d'arte da ricordare per sempre.

mercoledì 23 gennaio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 2

Articolo pubblicati sul sito www.radionoventa.it 

Il nuovo appuntamento del sito di Radio Noventa, partito lunedi scorso, arriva alla seconda puntata. Si tratta di recensioni mordi e fuggi ma - e qui dovete fidarvi - l'ascolto non è certo così. Ogni album recensito viene ascoltato come minimo 2 volte per intero senza "salti". Poi passo alla scrittura: non esiste per ora un iter predefinito, cerco di trasmettere le emozioni che mi ha regalato l'ascolto e quantificare in breve l'aspetto tecnico/tecnologico/artistico. L'obiettivo è far capire se il prodotto ascoltato fa per voi. L'idea è tornare ad ascoltare la musica in modo continuo-non-fuggevole. Magari grazie alla radio....



La prima recensione della settimana mi intimorisce...difficile ascoltare e valutare il lavoro discografico di un grande della musica come Paul McCartney, il rischio di essere imparziale è sempre elevato soprattutto per un amante di (quasi) tutto quello che ha scritto. La capacità di scrivere belle canzoni e di arrangiarle sempre a livelli molto elevati è una caratteristica di Sir Paul. Non ha solamente scritto una delle più belle canzoni della storia ("Yesterday"), si è ripetuto più volte con o senza i Beatles. Ed è arrivato oggi a 75 anni con un bagaglio incredibile di bella musica scritta. Questo "Egypt Station" conferma quanto scritto: belle canzoni, arrangiamenti mai scontati si passa dal Rock'n'Roll duro e sofferto di "Come on to Me" alle classiche ballate come "Hand in Hand". Che dire? Un disco che va gustato dall'inizio alla fine, non ha brani "super" ma contiene una bella lezione a tutti noi di come la musica va ideata, scritta, pensata, arrangiata sempre a 360°. Lezione che, ricordiamo, arriva da un "ragazzo di oltre 70 anni che una volta suonava coi Beatles".
Voto 7,5: non il migliore di McCartney (ho apprezzato di più il precedente "New") ma da ascoltare più volte e...una lezione su come si fa un disco.




Dopo qualche anno di assenza (7) Patrizia Laquidara torna nel mondo discografico con "C'è Qualcosa che Ti Riguarda". Ci sentiamo tutti presi in causa, se Patrizia ha optato per questo titolo significa che un ascolto deve essere dato... sicuramente qualcosa che ci riguarda c'è! Vi avviso subito: non è un album che colpisce al primo ascolto, in primis la voce di Patrizia è spesso malinconica, profonda, non sempre solare come "le voci che vanno di moda oggi", sofferente, interprete stretta (e giustamente direi) dei testi che racconta. E una voce così va metabolizzata soprattutto da chi non la conosce: le emozioni vanno ricercate ascolto dopo ascolto, direi con un certo impegno. Inoltre, ogni canzone rappresenta un quadro, ogni quadro, come dice il titolo dell'album, potrebbe riguardarci ma di sicuro riguarda lei, la sua vita, le sue debolezze e le sue conquiste. Un lavoro gigantesco - soprattutto se pensiamo che si tratta di una produzione italiana - è stato fatto sugli arrangiamenti e sui suoni: prima parlavo di quadri, ogni quadro ha i suoi colori/suoni ricercati e una dimensione sonora che dovrebbe spingerci a più livelli di ascolto. Tutto questo grazie alla grinta di Patrizia che ha voluto e cercato questo progetto ma anche dell'arrangiatore / pianista Alfonso Santimone. Non arriva al massimo dei voti perchè - mi assumo la responsabilità di quanto scrivo - si poteva, a questo punto, osare anche di più. Ma il prodotto è ottimo.
Voto 9: un album che premia l'ascolto nel tempo continuando a stupirci con una ricerca artistica non comune in questi tempi, un regalo che potete farvi tenendo presente che le soddisfazioni non arriveranno dopo il primo ascolto.




Ecco un altro gruppo che torna ad un lavoro discografico dopo un po' (3 anni da "Drones).I Muse si sono ricamati uno spazio particolare, sono riconoscibili grazie ad un prezioso miscuglio di chitarre elettriche, sintetizzatori e atmosfere spesso apocalittiche (musicalmente parlando). Difficile trovare intimità nei loro brani che, quasi sempre, sfociano in ritmi pesanti, arrangiamenti pomposi e cantati maestosi. Non fa eccezione questo album che - va detto - non contiene picchi compositivi. La voce di Bellamy risulta sempre in primo piano bella, potente e importante. Largo uso di sintetizzatori, da sempre caratteristica del gruppo (e sicuramente nota positiva per il sottoscritto), in questo caso vengono utilizzati suoni analogici che richiamano ai primi synth di fine anni '70. L'alchimia con dei brani molto duri (chitarre elettriche e basso che pompa sempre presenti) funziona ma alla lunga - secondo il sottoscritto - stanca. Stanca perchè alla fine nonostante spunti interessanti pare di ascoltare sempre il solito brano. Qualche variante non ci stava male e l'esempio lampante è proprio il primo brano "Algorithm" che risulta più interessante e indovinato nella sua versione alternativa (presente nell'edizione Deluxe dell'album stesso). Non il lavoro più importante dei Muse, sicuramente contribuirà ad affermare ancora di più la band (e pare che questa musica piaccia), non c'è insufficienza e la band ha comunque lavorato bene. sicuramente il tour che seguirà darà molte soddisfazioni.
Voto 7: i Muse riescono ad essere riconoscibili grazie alle loro alchimie sonore e alla voce di Bellamy ma l'album scorre veloce senza picchi e la perla finale "The Void" non è sufficiente a farci riascoltare tutti i brani. Acquisto obbligato per i fans.



sabato 19 gennaio 2019

Le Pagelle del Fabiet - 1

Articolo pubblicato sul sito www.radionoventa.it

Da oggi Radio Noventa (il sito) parte con i "consigli per gli acquisti discografici". Cosa è meglio ascoltare? Se vi fidate di noi, seguiteci!




Il primo Album che prendiamo in esame è quello degli italiani "Thegiornalisti" : "Love". Uscito ancora il 21 settembre scorso presenta 10 brani più un'Overture di un minuto abbondante. La presenza di questa "overture" strumentale non deve farci sognare troppo: si tratta di 10 canzonette molto nostalgiche che si rifanno (per quel che ricordo) a sonorità e temi tipici delle canzonette italiane di fine anni '70 o forse primissimi anni '80. In particolare il modo di cantare mi ricorda Umberto Tozzi, quello di "Stella Stai" e "Tu". Da ascoltare con nostalgia una volta, questi ragazzi sanno sicuramente fare il loro mestiere, fanno i ruffiani ma alla fine testi e canzonette finiscono per assomigliarsi tutte.
Voto 5: album che vale qualche ascolto nostalgico mentre ci facciamo la doccia.




Di tutt'altro tenore l'Album di Lenny Kravitz "Raise Vibration" che mescola sonorità rock bianche a soul e rhythm'n'blues nero. 12 brani trascinanti guidati dalla chitarra e dalla voce di Lenny, uno più ricercato dell'altro. Arrangiati in modo splendido, ogni brano nasconde più di una sorpresa e continue emozioni. Si passa dalla soul-funky "Low" alla pop song "5 More Days 'Til Summer", ma non esiste un brano più importante. Tripudio di suoni che spingono l'ascoltatore ad alzare il volume sempre di più e a riascoltare tutti i brani una volta finito l'album. Era da un po' che non mi esaltavo così per una nuova uscita, potrebbe meritare più del voto massimo se non fosse per alcuni "dejà vù", d'altronde le forti influenze di Lenny si sono sempre fatte sentire ed è giusto così.
Voto 10: potrei sbagliare ma questo è uno di quei capolavori che sarà un piacere riascoltare anche fra molti anni.



E passiamo all'omaggio di Giorgia al Pop, al suo "Pop Heart". La voce di Giorgia non è assolutamente in discussione e queste cover stanno li a provarlo. L'Album presenta brani italiani (Ramazzotti, Zucchero, Pino Daniele) e non (Madonna, Whytney Houston): Giorgia si trova sempre a suo agio anche nei brani "ostici", una bella prova la sua non supportata purtroppo da arrangiamenti convincenti. Se alcuni brani sono ben arrangiati (Dune mosse forse è quella che mi piace di più) altri sono monocromatici, pigri, semplici. Si son scelte sonorità "moderne" e anonime per acchiappare più pubblico possibile (presumo) dimenticando che almeno 5/6 brani con strumenti più tradizionali potevano anche fare la differenza. Alti e bassi quindi per un disco "mancato" o una "semplice dimostrazione di forza di Giorgia" che comunque tiene banco, è sicuramente una delle nostre voci più belle e "nere".
Voto 6,5: Italia patria del ben canto, della bella voce, ma per fare la differenza servirebbero anche arrangiamenti e originalità.



Vi aspetto al prossimo appuntamento con le mie "pagelle". Avete dei suggerimenti?
Scrivete a :info@radionoventa.it