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sabato 6 febbraio 2021

The Music you deserve - intervista a Mark Deschain (Soul Kitchen)


Proseguo sulla strada delle interviste per farvi conoscere le novità "dal territorio". Sempre accompagnato da un fido telefono, almeno finchè i periodi non saranno migliori.
Mark è un musicista a 360° , ha ascoltato veramente tutto e nella sua musica troverete tanta creatività accanto a riferimenti ben precisi. Un mix esplosivo da riascoltare più volte.
Soul Kitchen è una produzione Radio Noventa, buon ascolto.
 

giovedì 4 febbraio 2021

Progetti passati presenti e futuri


Propongo un'intervista rilasciata a VELUT LUNA qualche giorno fa. Ringrazio Marco Lincetto per lo spazio dato, un'occasione incredibile per parlare di quello che ho fatto, di quello che sto facendo e di quello che farò.

martedì 26 gennaio 2021

A spasso con Elisa e Joe - le interviste di Soul Kitchen


E' stato un piacere intervistarli e trovarli disponibilissimi a raccontarsi. Sto ascoltando in questi giorni i loro album che sono curatissimi, pieni di passione e ovviamente di musica. Si è concluso anche questo primo ciclo di interviste ed è prevista una pausa - ma tornerò prestissimo.
Nel frattempo è per me ulteriore piacere ripresentarvi i due podcast che vi consiglio di ascoltare perchè dietro alla loro musica ci sono due belle persone positive che mi hanno regalato - nonostante i limiti imposti dalla distanza - momenti fuori dal tempo e dallo spazio.
Signori: ecco i podcast di Elisa Zaghis (ultimo album "Nè Eva nè Beatrice") e Joe Shamano ("Electrotrip"). 



sabato 23 gennaio 2021

Un trip elettrico con Joe Shamano

 

Ritorno super a Soul Kitchen: Joe Shamano presenta il suo album "Electro Trip". Già ospite in diretta nel 2019 aveva presentato in anteprima "feel the spirit", il bellissimo singolo "apripista". Poi qualche ritardo dovuto a quel che sappiamo e l'uscita di un trip pieno di atmosfera psichedelica e di canzoni impreziosite dalla pedal steel di Stefano Miozzo (anche lui ospite con Joe di quella puntata di Soul Kitchen che trovate qui).

Buon ascolto!

domenica 17 gennaio 2021

Federica "Fred" Bortoluzzi: dai tratti all'intervista


Terza (anche in ordine temporale) intervista realizzata per il Noventa Comics 2020 purtroppo in versione esclusivamente online. Un contributo arrivato anche da Federica che ha supportato il sito di Radio Noventa con i suoi personalissimi tratti d'autrice intervistando artisti del mondo della musica. 
Per seguire le sue interviste connettetevi a questo link mentre consiglio vivamente di ascoltarvi tutta la mia intervista per conoscerla meglio.

domenica 13 dicembre 2020

Intervista a Paolo Mulas (videogames - Nintendo 64)

 


Il "Noventa Comics 2020", fiera del fumetto e del videogioco giunta al sesto anno di attività, con sede nella ridente Noventa Vicentina ha vissuto, come per molti altri, il suo periodo "Covid". Per il primo anno abbiamo dovuto optare per una versione digitale che sicuramente non ha accontentato nessuno. Siamo stati costretti, con la speranza di tornare vivi e attivi nel 2021. 
Tuttavia mi son divertito a realizzare qualche intervista - online - con alcuni personaggi che avrebbero dovuto essere ospiti in questa edizione. 
Delle tre interviste fatte vi propongo quella con Paolo Mulas, collezionista puro di tutto quello che riguarda il videogioco in modo particolare il mondo (fantastico) del NINTENDO 64. 
In questa intervista oltre alle dovute presentazioni abbiamo ricordato alcuni dei giochi più interessanti dell'epoca "Nintendone". Buona visione!


giovedì 15 novembre 2012

Guccini e i nuovi cantautori

Interessanti parole di Francesco Guccini (che in questi giorni esce con un nuovo CD) riportate da "Il Fatto quotidiano" a proposito di musica e nuove proposte in Italia. Qualche riga che riesce ad inquadrare una situazione terribile. 

"Oggi non c’è nessuna casa discografica che metta minimamente una cosa del genere in conto. Succede l’inverso. Il primo disco di un giovane vende, se il secondo va così così, al terzo non arriva." *


"Mi arrivano a casa decine di cd, non li ascolto tutti, ma sento cose buone. Sono rimasto il solo ad ascoltarli, i discografici non lo fanno. " *


*Il fatto quotidiano, 15 novembre 2012 intervista a Francesco Guccini.

Parole pesanti. Di sicuro il problema non è tutto qui ma Francesco ha focalizzato con poche chiare parole due sacrosante verità. Mancanza di investimento e rischio, incapacità degli attuali discografici a trovare nuovi artisti. 

Sono convinto che gli artisti ci siano ma vengono purtroppo snobbati dai "piani alti". Vi invito a leggere tutta l'intervista che trovate al link seguente:


Buona lettura.


lunedì 23 marzo 2009

Tutte le interviste in un nuovo PDF

Leggi il PDF con tutte le interviste fatte dal blog


Forse avrete notato i nuovi pulsantoni della colonna destra del blog. Vi piacciono? A me si, più grandi sono più mi piacciono, e poi sono molto casalinghi. Casalinghi come la polenta e la pasta fatta in casa. Mi piacciono.

L'ultimo arrivato è questo "super-file" PDF che racchiude, finalmente, tutte le interviste fatte finora dal blog. Certo queste possono sempre essere lette in questo sito ma perchè, dopo 2 anni, non fare una bella stampa e leggersele con calma in poltrona? E' un'ottimo motivo per ritrovare le interviste a Sandro Pasqual, Bruno Italiano, Enrico Crivellaro, Enrico Bassi, Flamiano Mazzaron, Luca Zulian, Marco Carlesso, Fabio Treves, Michele Lotta, Massimo Salvau e Cesare Pegoraro. Sono tante e ne arriveranno altre di sicuro.

Buona lettura!

mercoledì 24 dicembre 2008

Le interviste del blog: MASSIMO SALVAU

Giornalista fotografo e speaker radiofonico, Massimo Salvau conduce da molti anni “NOTE BLUES” per RADIO GOLFO DEGLI ANGELI, direttamente dalla bellissima SARDEGNA.

Fabio Ranghiero: Ciao Massimo, complimenti e grazie per dare il tuo importantissimo contributo al blues. Cominciamo con le presentazioni... da quanto ascolti il blues e soprattutto da quanto curi questa trasmissione "note blues" ? Hai intervistato veramente tantissimi artisti, fra i tanti ti va di parlare di qualcuno che ti ha colpito per qualche particolare virtù?

Massimo Salvau: Ascolto il blues dal 1994. Dopo un lungo periodo dedito al metal (4 anni di ascolto intensi che non rinnegherò mai) e qualche anno di musica grunge, ho poi conosciuto il blues. Già dal primo ascolto ho capito che non era uno stile musicale come tutti gli altri. Forse è per questo che mi ha preso dritto al cuore. Alla fine mi ha catturato completamente. Tanto da darmi la possibilità di organizzarmi un programma radiofonico. Un programma che curo e conduco dal 2000 e che mi entusiasma parecchio. Non è facile fare un programma di questo genere, su questo stile musicale, e per questo, secondo me, è anche una bella responsabilità. Anche perché intervisto tantissimi personaggi del blues italiano e, qualche volta, anche di livello internazionale (Solomon Burke, Ronnie Jones, Jono Manson…ed altri). Ecco la responsabilità di cui ti parlavo: far conoscere il blues nel modo giusto e anche i personaggi italiani che fanno blues. Dare ad ognuno di loro la possibilità di far conoscere il loro pensiero musicale, la loro musica ed anche cosa vuol dire, per loro, suonare il blues. Ed io miglioro imparando da loro. Fra tutti i personaggi che ho intervistato (fra un pò saranno 100 in quasi dieci anni di attività) non c’è uno che mi ha colpito per virtù o per la musica che fa. Tutti avevano una storia da raccontare e della musica di ottimo livello da far ascoltare. Tutti erano molto preparati ed io ho imparato molto dalle loro storie, dai loro racconti e dalla loro musica. Spero di poter continuare così ed intervistare ancora tanti altri artisti. Nel frattempo ringrazio moltissimo tutti quelli che ho già intervistato perché mi hanno permesso di portare avanti un progetto in cui credo molto.

F.R.: Allora visto che sei partito dal “metal” vorrei parlare dei miei amici “metallari”. Devo dire che ...l'abito non fa il monaco, infatti proprio questi amici mi hanno sempre sorpreso, dimostrando un'apertura mentale nei confronti di tutta la musica che è difficile da trovare. Non solo, questi “metallari” che spesso sono ingiustamente presi di mira dai media hanno (nella maggior parte dei casi) un rispetto ed un … amore incredibile per il blues! E' per questo che quando mi dici “dopo un lungo periodo dedito al metal son passato al blues” non mi sorprendi. Ci sono tantissimi elementi in comune fra i due generi, secondo me. Tu che ne pensi?

M.S.: Io, invece, penso che siano due stili musicali diversi e con storie diverse. Il metal è una sorta di rock tirato allo spasimo e in certi casi va molto molto oltre (vedi il Death Metal)…forse anche troppo! Il metal che ho conosciuto io (dal 1988 al 1992) era tutta voglia di ribellarsi, di mandare a quel paese persone (mi ricordo band come i Nuclear Assoult o Voivod…ad esempio), tutte chitarre distorte (vedi Slayer), ritmi velocissimi e violenti (vedi Wermacht….che suonavano hardcore) e c’era chi lanciava la bibbia durante i live (vedi gli Stryper) o chi beveva sangue e masticava pezzettoni di carne durante i live (vedi W.A.S.P). Il Metal era un insieme di tanti altri stili affini: glam, thrash, hardcore…etc Parlo sempre del periodo 1988 – 1992. Il blues è qualcosa di diverso. Sonny Terry & Brownie McGhee con il loro blues assolutamente semplice comunicavano alla grande e senza suonare un blues dai ritmi veloci…anzi! Muddy Waters, da solo, con il brano “You gonna need my help”, la versione acustica, riusciva ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore, che inesorabilmente non riusciva proprio a staccarsi dal suo modo di cantare e suonare. Valutando i due stili musicali noto questo: alla fine fra i due stili c’è un modo di proporsi del tutto differente. Il blues lo fa in un modo assolutamente normale, il metal lo fa con molta appariscenza. In entrambi i casi si parla di politica, di storie d’amore, di lotta per sfuggire alla povertà, di avventure sessuali..etc…

F.R.: Mi verrebbe da chiederti qual'è la tua visione del blues in Italia, ma visto che abiti in Sardegna, paese tanto bello quanto sconosciuto per molte persone....vorrei capire come viene vissuto il blues nell'isola, se ci sono produzioni importanti o se bisogna guardare verso il "continente" con la susseguente maggiorazione nei costi ed energie da parte dei musicisti.

M.S. : Ti dico cosa penso del blues. Il blues in Italia è vivo e vegeto ed è anche di ottima qualità. Non mancano le idee, non manca il coraggio di sperimentare qualcosa di nuovo e c’è sempre voglia di migliorarsi. C’è una cosa, però, che ci impedisce di fare ancora meglio: con il blues non ci si arricchisce (economicamente intendo). Il blues è tanta fatica, tanti bocconi amari da buttar giù, poca considerazione e pochi soldi da mettere in tasca. Molti (forse quasi tutti) sono costretti a fare un altro lavoro per poter vivere ed allora si è costretti a sacrificare il blues per poter portare avanti un discorso familiare, di reddito e di vita quotidiana da affrontare. Questo significa che molte idee positive vengono “frenate” da questo ostacolo e quindi tutto va più lento, c’è meno voglia di affrontare le situazioni musicali, ci sono più rinunce e si è consapevoli delle proprie potenzialità ma bisogna guardare anche l’aspetto economico della cosa. Come si dice…alla fine il gioco non vale la candela!. E questo è davvero un peccato perché altrimenti la qualità del blues in Italia sarebbe molto più alta, le nostre band parteciperebbero più spesso a blues festival internazionali, si organizzerebbero più festival nazionali (anche se ce ne sono già tanti) e forse i media parlerebbero di più del blues italiano. Ti ho fatto questo discorso perché da noi in Sardegna “il peso economico della cosa” si sente ancora di più. Una band sarda per suonare a Milano o a Roma o comunque fuori dalla Sardegna deve prevedere costi più alti rispetto ad altre band italiane. C’è un aereo da prendere o una nave (andata e ritorno), c’è un soggiorno da sobbarcarsi ed anche un eventuale trasporto (macchina, treno o bus). A tutto questo aggiungici che quando arrivi a destinazione suoni quasi gratis o comunque ciò che ti danno spesso non bilancia le spese. Molti festival e locali della penisola queste spese non vogliono sostenerle e dunque le cose sono due: o paghi di tasca tua oppure semplicemente rinunci. Il blues, da noi in Sardegna, viene vissuto proprio in questo modo. C’è un movimento che più o meno esiste, fatto di band che si contano sulle dita di una mano, che sono di ottimo livello ma suonano poco perché hanno tutti un altro lavoro. L’entusiasmo non manca ma vige anche un certo scetticismo, la voglia di confrontarsi non manca di certo e da tempo hanno ormai quasi rinunciato ad andare nella penisola perché non c’è la convenienza a farlo. Però bisogna anche dire che quelle poche volte che le band sarde si sono mosse dalla Sardegna hanno poi fatto parlare di se. E’ il caso dei Roots and Blues di Cagliari (il caso più recente) che al Festival di Rovigo per un pelino hanno sfiorato la vittoria e non sono poi andati a Memphis. Al momento attuale il nostro rappresentante più quotato è Francesco Piu, che ormai suona più nella penisola che non in Sardegna. Il suo, però, è un caso particolare. Suona da solo e con artisti del luogo, non si porta dietro una band. Quindi non ci sono tutte quelle grosse spese che di solito ci sono per una band. Tra i festival di musica neroamericana c’è sicuramente il Narcao Blues che in oltre vent’anni di attività ha portato nella nostra regione personaggi assolutamente insperati (John Mayall, James Cotton, B.B. King, Charlie Musselwhite e tantissimi altri), ha dato la possibilità a molti artisti italiani che fanno blues di esibirsi e che, nonostante le difficoltà economiche con finanziamenti regionali e altro, va avanti come un treno. Avevamo anche il Rocce Rosse & Blues ma…sta diventando sempre meno blues. Comunque qualcosa sta cambiando, in positivo. Stanno nascendo nuovi festival. Speriamo che durino. E per quanto riguarda i locali dediti solo ed esclusivamente al blues…semplicemente non c’e ne sono.

F.R.: Purtroppo la situazione che descrivi è reale. Ma non pensiamo ai soldi per un attimo. Secondo te c'è anche un problema culturale? Se ci fosse più ascolto di Blues (e generi ad esso collegati naturalmente) forse ci sarebbero più investimenti nel settore. Più soldi insomma. E quindi più appagamento, meno frustrazione. Più musica. Esiste, secondo me, un potenziale pubblico pronto a capire il genere, pronto a muoversi per ascoltarlo, pronto a valorizzarne gli artisti. Solo che non arrivano input in quanto il business è altrove. Che ne pensi?

M.S. : Intendiamoci: chi suona il blues non è per nulla frustrato o per nulla appagato…anzi!! Se c’è uno stile musicale che ti da delle enormi gratificazioni questo è proprio il blues!!! Solo che alle volte ti rendi conto che magari vorresti fare di più….e non puoi farlo, perché non ci sono le disponibilità economiche! Tornando alla tua domanda…non credo che sia un problema culturale perché ormai l’aperura mentale dell’ascoltatore medio è tale che ascolta quasi tutto indistintamente e con una certa attenzione. E quindi è in grado di capire e distinguere certe differenze musicali, e di apprezzarle. Come dire….ha affinato l’orecchio! E comunque far ascoltare di più il blues non vuol dire diffonderlo maggiormente, idem scrivere di più di blues o parlare di più del blues. Alla fine tu dici bene….gli input sono altrove! Non c’è nulla da fare. Dietro questi input c’è anche un discorso di marketing e di contatti con radio e televisione. Alla fine tutto è un business. Il vil denaro occorre sempre! Alla fine il blues rimarrà uno stile musicale per molti ma non per tutti. Lo è sempre stato. Lo dice la storia del blues, lo dice la storia della musica. In ogni caso è importantissimo parlare, suonare o scrivere sempre di blues. Anche se la platea, gli ascoltatori e i lettori sono pochi intimi.

F.R.: Restiamo sempre a contatto con il blues. Può ancora dire molto ai giovani e in questo che ruolo può giocare la radio?

M.S. : Il blues, secondo me, è quasi una filosofia di vita. O lo senti dentro o non lo senti. E’ uno stile musicale che ti da delle grandissime soddisfazioni. Sia che tu lo suoni, che lo fai ascoltare o che lo scrivi per una rivista alla fine senti dentro di te delle sensazioni di appagamento assolutamente uniche. Non che gli altri stili musicali non siano la stessa cosa ma…il blues è il blues. Chi se ne occupa da anni (vedi Fabio Treves o Edoardo Fassio..e non solo loro) penso che capisca quello che voglio dire. Il blues può insegnare molto ai giovani e la radio ha un ruolo importante, però io dico che ad avere un ruolo importante sono soprattutto coloro che fanno ascoltare il blues in radio. Lo devono fare con la responsabilità di chi sta insegnando ai giovani (e non solo ai giovani) a distinguere i vari stili del blues, a conoscere il significato del blues, la sua storia, i suoi artisti e quant’altro. Il blues bisogna farlo conoscere in tutte le sue parti ed è per questo che chi ne parla deve conoscerlo bene e quando lo presenta, o lo fa ascoltare, lo deve sentire prima di tutto dentro di se. E comunque non dimentichiamo che alla fine la radio è solo uno strumento, se mancano gli uomini giusti a far conoscere questo stile musicale (speaker, giornalisti, musicisti, direttori artistici e quant’altro) alla fine il tutto è solo musica che va in onda e voci.

Le opinioni rappresentano gli autori, e pur nella libertà concessa a chiunque di leggere e riprendere i contenuti, nessuna modifica può essere giustificata se non quando autorizzata dal firmatario.

mercoledì 10 dicembre 2008

Le interviste del blog: CESARE PEGORARO

Da quasi 20 anni Cesare Pegoraro cura la trasmissione “around the blues” su RADIO SHERWOOD, storica radio di Padova. La sua passione e il suo amore per la musica ne han fatto una trasmissione culto per tutti gli ascoltatori nonché un ritrovo obbligato per tutti i musicisti.

The musical blog: ciao Cesare! L'appuntamento settimanale con la tua trasmissione blues su Radio Sherwood è un piacevole ritrovo per tutti gli amanti del genere e non. Non è un programma nato ieri anzi da parecchi anni ci tiene compagnia. Quando è cominciata la programmazione ?

Cesare Pegoraro: il programma è nato nella prima metà degli anni 90 da un’esigenza di cambiamento, trasmettevo da Radio Sherwood quasi da 10 anni occupandomi di musica rock in generale; questo genere stava vivendo un remake che lo riportava a sonorità (di sicuro gradite) degli anni 70, per me un dejà vu. Per cui ho deciso di dedicarmi alla musica che ha sempre avuto un posto privilegiato nel mio cuore: il Blues. Di sicuro la trasmissione è per gli addetti ai lavori ma certamente non sono i privilegiati, io spero di avere ascoltatori giovani e che attraverso il Blues possano capire sicuramente meglio anche il Rock o il Jazz. Dico sempre che la formazione musicale ce la facciamo ascoltando tutta la musica non bisogna mai ragionare a compartimenti stagni. Negli anni il programma è molto cambiato, sono passato da far ascoltare brani al proporre direttamente l’artista in studio che esegue i suoi brani in diretta, sono nate collaborazioni come quella con Paolo Ganz che partecipa mensilmente al programma o a quella con Giorgio Fairsoni che ha scritto e interpretato la nuova sigla.


TMB: Ottimi collaboratori direi! Il momento live nelle tue trasmissioni è sempre emozionante. Mi piacerebbe sapere come si comportano i musicisti in queste occasioni. Sono sempre preparati alla situazione o ci sono sorprese dell'ultima ora , tipo mancano i cavi, gli strumenti ecc ecc. Inoltre, quanto soddisfatto sei personalmente di questo momento? E' un angolino che proponi malvolentieri o un appuntamento che regala emozioni anche a te?

C.P: I musicisti nel live hanno sempre onorato con la loro presenza la trasmissione, qualcuno di sbadato, è vero, c'è anche stato ma in generale tutto si è sempre svolto nel migliore dei modi. Amo molto avere ospiti, vivacizza la trasmissione, c'è la possibilità di far ascoltare musica dal vivo, serve a farti crescere, se vogliamo dire, dal punto di vista professionale, inoltre per gli artisti è un modo per farsi conoscere, si raccontano, cosa che non sempre hanno il tempo di fare durante i concerti.


TMB: La tua attività è strettamente legata alla radio. Si diceva (anche in una canzone) che il video avrebbe ucciso le star della radio. Oggi non è proprio così anzi le radio resistono e non solo, dicono la loro con una programmazione invidiata. Dove si può si approfondisce molto più che in televisione. Certo si vorrebbe (e vorrei) ancora di più ma non possiamo lamentarci soprattutto con la possibilità di farla ascoltare in tutto il mondo, attraverso la rete. Cosa ne pensi? E' un media ancora così importante? E restando nell'ambito del Blues...troverà sempre un piccolo spazio tutto suo?

C.P.: Penso che la radio non morirà mai, magari cambierà la forma (vedi internet) ma la sostanza rimarrà sicuramente inalterata. Come dice la canzone di Finardi con la radio si può scrivere, leggere e cucinare….Soprattutto da la possibilità alla fantasia di volare, tu ascolti e ti fai le immagini a tuo piacimento questo la rende di sicuro differente e vincente rispetto alla tv. Certo ci sono radio e radio ma c’è ancora la possibilità di scegliere. Il ruolo forte il Blues c’è l’ha e ce l’avrà sempre, il fatto stesso che noi stiamo qui a parlarne, ne è una dimostrazione; io sono arrivato al Blues ascoltando il Rock e ho fatto il percorso a ritroso, ho scoperto di non essere stato l’unico. Di sicuro non bisogna chiudersi, bisogna dialogare con le varie influenze musicali, il Blues moderno è quello che non ha paura di farsi contaminare.


TMB: mi piace quest'ultima frase “il blues moderno è quello che non ha paura di farsi contaminare”. Nel nostro ultimo Cd non abbiamo avuto paura di “uscire” dal canone infatti. Ma volevo fare un'osservazione: il blues è stato il “motore” della maggior parte della musica moderna (rock'n roll, jazz, rock, pop). Insomma, la musica moderna si è fatta contaminare spesso e volentieri. Ora, generalizzando, dovrebbe essere il contrario? E questa apertura (più che giusta) potrebbe, nel tempo, portare ad un nuovo genere ? Il blues, nella sua essenza, potrà essere ancora motore o deve aprirsi per sopravvivere?

C.P.: Quello che penso in primis è che i vari generi consolidati non moriranno mai,detto e assodato questo ritengo che il Blues sarà comunque sempre motore e come buon motore per andare avanti e rendere al meglio ha bisogno di carburante. Per cui ben vengano l'abilità e la fantasia di tutti quei musicisti ed artisti che hanno voglia di contaminarlo.

TMB: sei stato vicino al blues non solo con la tua trasmissione ma anche andando ai concerti, parlando con tutti i musicisti (anche prima e dopo la trasmissione quando è il momento di cenare o bere qualcosa). Devo dire che la tua presenza è stata importante per tutti noi perchè ci hai sempre garantito una certa visibilità. Ma è anche vero che è un'isola felice... com'è la realtà?

C.P: In Italia la lotta, se così possiamo definirla, non è per la sopravvivenza, è difficile sicuramente, ma devo dire che la qualità delle nostre proposte è molto buona. La Band di cui fai parte ne è un esempio. Una cosa è triste nel nostro paese, manca nella scuola un’educazione all’ascolto musicale. Di sicuro se questo fosse curato e considerato ci sarebbero molti più appassionati anche per il Blues.

TMB: Scuola.... caschiamo a fagiolo perchè in queste settimane se ne parla molto. Soprattutto per la musica, non è una novità, i fondi sono sempre meno. E una società senza musica, senza cultura, è destinata in un certo senso a morire. Senza parlare della gestione attuale, cosa si è sbagliato negli ultimi 20 anni? Solo soldi o anche programmi, ore di musica, stimoli....

C.P.: Forse per darti una risposta precisa sugli ultimi 20 anni non sono molto adatto, quello che so per certo è che alla musica non sono mai state dedicate tante risorse (quando andavo a scuola io poi erano praticamente inesistenti ). Di sicuro adesso, con i nuovi provvedimenti, andremo ancora peggio. Invece di tagliare le spese militari si tagliano i fondi all'istruzione pubblica, alla ricerca che sono la linfa per uno stato democratico. A mio avviso bisognerebbe inserire un corso di musica in
qualsiasi grado e tipo di scuola anche professionale e tecnica, non tanto per imparare a suonare, ma ad ascoltare far conoscere i vari generi. E poi maggiore attenzione da parte dei genitori verso i figli e fare ascoltare loro musica fin da piccolissimi.

Le opinioni rappresentano gli autori, e pur nella libertà concessa a chiunque di leggere e riprendere i contenuti, nessuna modifica può essere giustificata se non quando autorizzata dal firmatario.

mercoledì 3 dicembre 2008

Le interviste del blog: FABIO TREVES

Se c'è una persona che rappresenta non solo il blues in Italia ma tutti i bluesman italiani, quella è Fabio Treves. Armonicista e cantante, fra i primi a far conoscere il Blues nel nostro paese con la sua “Treves blues band”, da decenni vive fra il palco, lo studio di registrazione e i microfoni di RADIO LIFEGATE. E' anche redattore dell'ottima rivista “Jam”


The musical blog: Ciao Fabio, una bella scoperta che ho fatto ultimente è che oltre ad essere il “puma di Lambrate”, l'armonicista che da sempre diffonde il buon blues in Italia con la sua voce e la sua armonica, sei un giornalista (scrivi per Jam) e un conduttore radiofonico. La tua trasmissione, “Life in Blues” è ascoltatissima e molto apprezzata. Da quanto sei attivo in questo progetto e come sei approdato in LIFEGATE?

Fabio Treves: La trasmissione nasce per iniziativa del Puma di Lambrate 5 anni fa, la radio è una grande passione avendo anche iniziato la PRIMA trasmissione di Blues su una radio "libera" come Radio Popolare nel lontano 1977 ed un anno prima sull'emittente milanese Canale 96! Ho chiesto a Lifegate se interessava un'ora di BLUES, loro hanno accettato e il cammino insieme va avanti senza intoppi o impedimenti alcuni.

T.M.B.: Suppongo che lavorare in radio sia una cosa piacevole e stimolante. E' una cosa che ti ha arricchito ? Grazie alla radio hai conosciuto persone interessanti che magari non avresti mai incontrato?

In radio certo ho incontrato sempre,nelle mie precedenti ed attuali collaborazioni, persone simpatiche..Soprattutto a Rock FM,(perchè non lo nego in me alberga sempre e comunque anche un cuore che pulsa ROCK..) in 16 anni ho potuto incontrare ottimi colleghi intenditori di buona musica, ma soprattutto ho ospitato un sacco di amici bravi, ma bravi davvero: James Cotton ,Willy De Ville, Huey Lewis, Billy Branch, Chuck Leavell, Little Steven, Robert Palmer, Sugar Blue, Joe Bonamassa, Robben Ford, ZZ Top, Jonny Lang,Jerry Portnoy,John Popper,Jono Manson e chissà quanti altri dei quali in questo momento non ricordo il nome....la radio sta ritornando in auge, grazie anche alla bassezza culturale delle TV, siano quelle di stato o private, se la musica è identificata in programmi come “amici”, “buona domenica” o “scalo 76”..siamo davvero messi male...ARBORE! ARBORE! Dove sei? Ma che programmi erano i suoi (un minuto di raccoglimento per DOC – n.d.r.)? Era avanti un'era...Forse per questo che non lavora più in RAI.....

T.M.B.: Un ritorno di Arbore sarebbe gradito. Ma ancora più gradito sarebbe scoprire chi sono dei nuovi “Arbore”. Ci sono sicuramente ma magari non riescono ad emergere a livello nazionale proprio a causa della bassezza culturale di cui hai parlato. Il blues, a livello di media, ne ha risentito tantissimo. Se prima poteva arrivare a far parlare di se oggi è dura . Ti provoco: ma il blues è morto? C'è ancora, o rivive in altri generi ? In modo particolare in Italia che situazione troviamo?

F.T.: Mi dici per favore da dove hai preso la notizia? E questo "qualcuno" chi sarebbe? A me pare proprio il contrario, chiude il Festivalbar, le discoteche perdono pubblico, la discografia "ufficiale" è in crisi profonda ed invece in Italia, ci sono più rassegne di Blues che in altri paesi, e sono rassegne di grande spessore e livello, basterebbe chiedere alle agenzie degli artisti americani se l'Italia è un paese appetito o no? Milano,capo D'Orlando,Pistoia,Brindisi, Torrita di Siena ,Vascon di Carbonera,Ameno, San Vittore Olona, Castel San Pietro, Narcao, Nureci,Oristano, Varazze,Savona...solo per citare qualche città e paese che ogni anno presenta cartelloni davvero interessanti..E i CD autoprodotti di bands che suonano blues vendono come quelli che hanno firmato contratti"capestro" con le multinazionali discografiche.."

T.M.B.: E' vero, ci sono molti festival in Italia, e questo significa possibilità di ascoltare il blues dove questo da il massimo, nel concerto live. In molti casi hanno un bel successo anche e...durano nel tempo. Bene, ma ora senza polemica guardiamo qualche dato. La maggior parte dei festival ha in cartellone artisti stranieri. Io considero (da sempre) il musicista italiano uno in gamba, con molte cose da dire, addirittura nei casi migliori all'altezza delle proposte straniere. Qualcosa non quadra? Se abbiamo musicisti eccelsi (e io ne sono più convinto) perchè non si ritrovano facilmente a suonare nei festival italiani (se non accompagnando questo o quell'artista)? Problemi di qualità o problemi "commerciali" ? O magari va bene così?

F.T.: "ESTEROFILIA, ecco il problema,organizzatori, critici (e in cascata il pubblico) si è convinto che un nome straniero sia COMUNQUE più degno di nota o di essere pagato le cifre di un ITALIANO... Certo se paragoniamo B.B. KING all'ultima band nata ieri in un qualsiasi paese di casa nostra non serve a niente l'accostamento, ma a parità di cachet e/o di richiamo di pubblico, ci sono gruppi italiani che superano eccome il nome straniero.. e per non fare torto a nessuno non faccio alcun nome..ma vallo a far capire all'organizzatore del Blues Festival! E poi ci sono certe agenzie che "spacciano" per nuovo talento del Blues chiunque arrivi dagli States! Per fortuna che poi è il pubblico a determinare il successo di un Festival su di un altro.. Il problema vero che a me interessa sottolineare è che certe agenzie specializzate dovrebbero RINGRAZIARE pubblicamente chi, giorno dopo giorno, porta in giro in Italia il Blues, siano i gruppi affermati o gli emergenti che fanno sempre più fatica a farsi conoscere (per i motivi sopracitati..)e chi ne parla, e chi ne scrive, e chi va nelle scuole od organizza seminari. Ed invece alcune agenzie credono di essere loro i responsabili del successo del BLUES nel nostro paese. A costo di sembrare antipatico a qualcuno , io dico a voce alta che il Signor Giancarlo Trenti della Slang Music, cittadino onorario di NEW ORLEANS, dovrebbe essere insignito del titolo di CAVALIERE DEL LAVORO, per la sua trentennale missione a favore del BLUES...e che dire di Gianni Ruggero della GROOVE COMPANY? Milano, Borgosesia, Lodi, Alessandria città che hanno organizzato insieme alla Groove rassegne internazionali di Blues che non hanno niente, ma proprio niente da invidiare a molte rassegne eurpee. Spesso si lavora all'osso, non ci sono superguadagni o ricarichi esagerati, ma alla fine il lavoro serio e la professionalità pagano eccome..Come vedi io non ho fatto alcun nome di musicisti italiani, ma prima o poi, spero presto, sono sicuro che tutti noi vedremo riconosciuto il nostro ruolo, con la stessa dignità, alla pari dei nomi stranieri...

T.M.B.: Facciamo un passo indietro (o avanti) e torniamo alla radio. E' ancora un media valido per far ascoltare il blues? E come deve essere proposto, in modo classico o “studiando” nuovi programmi? Deve diventare più commerciale e spettacolare o non deve compromettersi?

Ma mi spieghi da dove ti arrivano queste idee? Il BLUES è la musica per chi non vuole omologarsi, per chi vuole raggiungere la meta facendo fatica, per quelli che non amano prendere pasticche per stare insieme e bene con i loro amici, il Blues è la risposta intelligente e non inquinante alla musica spaccatimpani, e nessuno nel BLUES vuole porsi come obiettivo quello di andare ospite da Costanzo o da sua moglie, e/o di vendere dischi, c'è già Zucchero che lo ha fatto, e saranno anche fatti suoi. Ognuno nel BLUES cerca di parlare con il cuore e la passione, non con l'orecchiabile. Quando suoni o ascolti il BLUES ti deve venire voglia di alzarti in piedi, di urlare, di ballare, di pensare, di amare. E poi lo spettacolo credo che B.B. King, Santana, Clapton o la Treves Blues Band (scusa la modestia...) già lo facciano ed anche bene. Prova a chiederlo all'uscita di un loro concerto.....

E vogliamo parlare dei messaggi del BLUES? Credo che nessun appartenenti a baby gang o ragazzotto amante di "bullismo" ascolti o abbia mai ascoltato o sappia cosìè il BLUES... Il BLUES è un genere musicale ma anche uno stile ed una filosofia di vita, incentrato su valori sani e mai andati "fuori moda" come la solidarietà, l'impegno civile e l'amicizia. Vi ricordate BLUES BROTHERS? Al di là dei singoli personaggi c'era una morale molto bella, siamo in missione per conto di DIO o del BLUES, le cause buone sono al primo posto, far conoscere il Blues ed i suoi maestri è per me, ormai da quasi 35 anni un imperativo morale e categorico.

T.M.B.: E' molto bello quello che hai scritto, ma è anche vero che l'appartente ad una baby gang difficilmente avrà la possibilità di ascoltare questa musica e magari di dare un nuovo corso alla sua vita, proprio grazie a questo incontro. E a me piacerebbe che ci fosse questa possibilità. Premesso che è, forse, un sogno, a me piacerebbe che qualsiasi persona, a qualsiasi ora del giorno, accendendo la radio (anche ascoltando via internet chiaramente) avesse anche una minima possibiltà di ascoltare "the cat" come apertura di un programma dedicato alla musica che ci piace tanto. O magari, andando oltre, avere più possibilità di ascoltare qualcuno che la suona bene dal vivo. Secondo te resterà un sogno (con le eccezioni che conosciamo) ? Nei miei pochi e brevi viaggi all'estero amo accendere la radio e capire cosa viene trasmesso. Un programma di blues l'ho sempre trovato e non in orari....proibitivi. Trasmissioni come la nostra vecchia "doc" all'estero sono frequenti. Insomma, qui da noi va bene così, ci dobbiamo adattare o ....si può fare qualcosa. Anzi, dato per scontato che noi facciamo qualcosa (e tu fai molto)...può succedere qualcosa???

F.T.: Non sono molto ottimista sugli altri, lo sono per quello che faccio io, da anni..sono stato "tacciato"qualche volta di dare TROPPO spazio su JAM, la rivista per la quale collaboro da..una vita..ai gruppi alla loro prima esperienza discografica, spesso mi mandano Cd autoprodotti ed io preferisco parlare di loro che non del solito Cd dei soliti noti (stranieri). Proprio perchè il BLUES si diffonde tra i giovani, di vari ceti sociali , anche attraverso il lavoro di giovani band. Io ho suonato dovunque (carceri, scuole, ospedali, centri di recupero, oratori e centri sociali autogestiti) e credo che non esista una musica così immediata e ricca di fascino e suggestione come il BLUES. Anch'io credo che un bullo non nasca bullo, ma sono convinto che i media e genitori disattenti e frenetici e/o stressati possano fare danni seri sullo sviluppo psico/fisico/culturale/apprendimentale dei figli. Ed è per questo che ho coniato il motto BLUES alle masse, le MASSE al Blues...AI MUSICISTI che leggeranno queste parole, andate a suonare DOVUNQUE, anteponete la musica, il divertimento, la missione per la diffusione della buona musica, agli euro, al finto "successo"...Io ho fatto così, non pretendo che altri facciano la mia stessa strada, ma da"vecchio" del "Blues made in Italy", vi posso dire che alla fine "The sun is gonna shine on your backdoor someday"...purtroppo quest'ultima toccante frase non è mia....


Le opinioni rappresentano gli autori, e pur nella libertà concessa a chiunque di leggere e riprendere i contenuti, nessuna modifica può essere giustificata se non quando autorizzata dal firmatario.

mercoledì 26 novembre 2008

Le interviste del blog: MICHELE LOTTA

Michele Lotta è attivissimo da sempre nel campo del blues. Come scrittore ha collaborato con “il blues” “musica jazz” e “blues time”. Come fotografo è stato pubblicato nelle maggiori riviste italiane. Come musicista ha collaborato con moltissimi bluesman come Nine Below Zero, John Primer, John Hammond. Da qualche anno cura lo spazio per il blues “KBLF” (2000) e il movimento culturale “Spaghetti & Blues” (2003).


Ciao Michele! Posso dire che sei “dentro” il blues come poche persone.... Musicista, fotografo, scrittore. Oggi voglio cominciare a chiederti qualcosa di “Spaghetti & Blues” che rappresenta forse il tuo progetto più ambizioso e culturale: dare spazio e voce al Blues italiano nel web.

Spaghetti & Blues è nato come “movimento culturale autogestito”. La definizione, che a qualcuno potrebbe apparire ridondante, definisce in realtà sia lo spirito che le finalità del progetto.
L’intenzione è occupare uno spazio vacante nel web con un sito che affronti il tema del Blues (prevalentemente di quello italiano) dal punto di vista storico, recuperando momenti e personaggi che i più giovani rischierebbero di perdere per sempre. Riteniamo infatti che sia assolutamente necessario fornire quelle informazioni che diano un senso a ciò che tanti fanno nel loro approccio con la musica del diavolo.
Sono gli stessi musicisti che hanno aderito ad occuparsi del sito offrendo un contributo preziosissimo nel mettere a disposizione di tutti le numerose esperienze maturate negli anni.
Tra le nostre iniziative c’è il “Crossroad Blues”, un seminario sviluppato dagli artisti di S&B in assoluta autonomia. Nel corso di queste occasioni il Blues viene presentato sia dal punto di vista semantico che da quello strettamente musicale con jam session molto apprezzate.
E’ anche in cantiere la realizzazione di compilations che avranno lo scopo di fotografare il fenomeno Blues nel nostro paese. Siamo tuttora in cerca di una produzione e - mi consentirai - approfitto dell’opportunità per lanciare un invito a chi ne fosse interessato.
Abbiamo dedicato ampie retrospettive a personaggi come Guido Toffoletti e Cooper Terry, veri antesignani dello spaghetti blues, entrambi scomparsi da diversi anni in situazioni davvero tragiche, con le preziose testimonianze dei diversi amici musicisti che li hanno conosciuti personalmente condividendone tante avventure. Racconti spesso intrisi di grande passione e sincero romanticismo.
Con noi partecipano personaggi come: Max Pieri (musicista e giornalista), Lou Leonardi (musicista e costruttore del sito), Renato Petrelli (musicista e responsabile della segreteria di S&B), Edoardo Fassio (autore del libro “Blues”), Dario Lombardo (musicista e grande intenditore), Martino Palmisano (musicista e giornalista), Gianni Franchi (musicista), Luigi Tempera (musicista), Luigi Monge (autore del libro “Robert Johnson - I Got The Blues, Testi Commentati”), Fabrizio Poggi (musicista ed autore del libro “Il Soffio Dell'anima: Armoniche e Armonicisti Blues”), e tanti altri che ho certamente dimenticato ma che svolgono un ruolo altrettanto importante.
Una menzione assolutamente speciale è dovuta all’armonicista pugliese Amedeo Zittano, il vero motore di S&B. La sua enorme passione ed il vulcanico dinamismo, uniti alla mia modesta esperienza, hanno fatto si che l’idea nata in un club di Napoli nel 2003 diventasse una bella realtà, a giudicare dalle visite e dagli attestati di stima che ci vengono rivolti da più parti.

La tua descrizione conferma quello che avevo notato da utente, Spaghetti & Blues è una fucina di iniziative. Io mi permetto di segnalare il “primo piano” in cui tutti sono invitati a dire il proprio parere su un determinato argomento. Recentemente si è parlato di un tema “scottante” per noi musicisti: la difficoltà che troviamo nel fare concerti. A questo proposito vorrei sapere l'idea che ti sei fatto, anche attraverso il sito, della situazione musicale in Italia, in particolar modo dell'atteggiamento nei confronti del blues del pubblico, della discografia, della produzione in generale.

Beh, per rispondere a questa domanda ritengo necessario fare un rapido excursus partendo dall’inizio.
Il Blues arrivò in Italia agli inizi degli anni settanta sulla scia del british blues (primo approdo europeo della musica afroamericana). I Rolling Stones, John Mayall, Alexis Corner, trovarono in Treves, Toffoletti, Ciotti, gli epigoni che avrebbero dato il via alla diffusione di questa cultura anche nel nostro paese. Gli anni ottanta si aprirono con la celeberrima pellicola di John Landis “The Blues Brothers” che (forse al di là delle intenzioni degli stessi protagonisti) ebbe un effetto deflagrante su tanti musicisti rimasti letteralmente folgorati dal fascino delle “dodici battute”. Proprio nel 1980 a Pistoia si realizzò il primo festival di genere con la partecipazione di artisti quali: Muddy Waters, B.B. King e Fats Domino. La scintilla era quindi scoccata e da quel momento nacquero blues band in ogni parte d’Italia.
Il fenomeno è cresciuto per tutto il decennio ed anche in quello successivo. I festival si sono moltiplicati a dismisura e nei club si è suonato prevalentemente il Blues.
Il terzo millennio è iniziato con una flessione in negativo, forse dovuta all’eccesso di “offerta” nel frattempo generatasi. Ho la sensazione che negli ultimi anni, gradualmente ma inesorabilmente, la blues renaissence degli ottanta si stia sgonfiando. Tutti i musicisti, me compreso, vivono sulla propria pelle questa situazione. I locali sono sempre meno interessati e comunque non in grado di pagare dei compensi dignitosi, preferendo sovente al Blues generi più commerciali.
Personalmente credo che il Blues stia tornando verso la dimensione di musica cult che l’aveva caratterizzata prima dei fasti degli ultimi decenni. Ma – com’è noto - la vita è fatta di corsi e ricorsi e spero vivamente (da musicista ed appassionato) che ciò valga anche per il Blues.

Lo spero pure io ! Recentemente, proprio su questi temi, ho imparato che è importante anche fare autocritica. Secondo te è una buona cosa da fare? Se si.... su cosa dobbiamo concentrarci noi come musicisti? Siamo poco preparati tecnicamente? Fatichiamo a curare bene un nostro progetto per dedicarci a più offerte che alla fine ci tolgono un po' di personalità? Per quel che riguarda i concerti dal vivo sempre difficili da concordare... in cosa si sbaglia nel rapporto con il club?

L’autocritica è l’atteggiamento fondamentale che chiunque dovrebbe assumere per crescere in ogni contesto della vita. Chi crede di essere arrivato in realtà è già alla fine. Nel caso specifico, comunicare attraverso la musica significa trasmettere agli altri delle emozioni. Chi ha la capacità di farlo riesce meglio di altri ad avvicinarsi al pubblico. Il Blues, in particolare, è un linguaggio diretto, scevro da orpelli superflui, un messaggio che parte dall’anima prima ancora che dallo strumento. La qualità tecnica riesce sempre a stupire e coinvolgere purchè non rimanga tale e fine a se stessa. Se guardiamo a maestri come John Lee Hooker, Muddy Waters, B.B. King, le doti strumentali sono da considerarsi assolutamente personali e non certo assolute. Se cerchiamo l’eccellenza nella chitarra dobbiamo rivolgerci altrove (parola di B.B.).
Il Blues è un’alchimia che mischia il feeling con la tecnica e la personalità. Quel progetto preciso al quale fai riferimento è assolutamente necessario per destare l’interesse del pubblico. Purtroppo tanti intendono il blues come una sorta di pedissequa riproposta; mi riferisco alla tante, troppe, cover band che riducono il Blues ad un livello che abbiamo definito da piano bar in una discussione aperta di recente sulle pagine di Spaghetti & Blues. Secondo me, bisogna avere il coraggio di creare un linguaggio proprio per costruirsi un’identità, senza adagiarsi sui facili consensi.
Nel riferimento che fai circa il rapporto con i locali, francamente non capisco che autocritica debba fare il musicista. Tra i gestori di locale e gli artisti c’è un evidente rapporto di sudditanza di questi ultimi. Chi organizza decide chi ingaggiare e quanto pagarlo. Questo prescinde quasi sempre dal valore dei musicisti ma dipende dal pacchetto di amici che gli stessi detengono. Un atteggiamento strettamente commerciale che non lascia spazio ad altre valutazioni; motivo questo che sta, pian piano, allontanando i migliori, i più esperti, i più bravi, dai club.

E' la fatidica domanda “avete seguito?”..... Ricordiamo a tutti i locali che siamo musicisti e non P.R.! Ma a questo proposito oggi abbiamo un mezzo che non esisteva anni fa: Internet. Un gruppo può avere il suo spazio, far ascoltare qualcosa o pubblicare un video. Se il club sottocasa non vuole saperne di noi è probabile che qualcuno dall'altra parte del mondo, ci stia apprezzando . Andare a suonare dall'altra parte del mondo è a livello organizzativo molto difficile (anche se potrebbe essere molto appagante), ma quanto può essere importante internet per la diffusione del blues? E' una "bufala" o qualcosa di veramente utile?

Se non avessi creduto nelle potenzialità del web non avrei certamente intrapreso questa strada. Oggi è semplice per tutti accedere a quelle informazioni che un tempo richiedevano la ricerca di testi (in maggioranza in lingua inglese) che approfondissero l’argomento. Oggi con un semplice click è possibile andare in profondità consultando le tante fonti che internet offre. Ciò vale per il Blues come per qualunque altra cosa. Sinceramente non vedo alcuna controindicazione ed il termine “bufala” mi sembra improprio visto che non si tratta di uno scherzo ma di pura realtà.

Premettendo che il blues da il meglio di se nei live. Un concerto blues è irripetibile ed in questo qualsiasi media non riesce a restituire le stesse emozioni. Ma i musicisti italiani, di blues in particolare, dovrebbero puntare di più sulla presenza in internet con siti dignitosi con foto, filmati e brani da ascoltare? Questo con l'ottica della diffusione della propria musica. O va bene così?

I gruppi che non posseggono un sito credo siano ormai merce rara. Non v’è dubbio che lo strumento più economico, diretto e multimediale, per farsi conoscere sia proprio internet. Hai idea del costo della pubblicità su una rivista di settore? Solo coloro che hanno il supporto dei discografici riescono a guadagnarsi il “quarto di pagina"...
E poi, il fenomeno My Space ha contagiato praticamente tutti. Un blog che ti da gratuitamente la possibilità di inserire brani, foto, filmati, biografia, ecc., senza che vengano richieste le cognizioni tecniche per allestire un sito, è una grande possibilità per chiunque, non solo per i musicisti italiani di blues. La strada è ormai segnata e non credo possa ipotizzarsi per il futuro un’inversione di tendenza.


Le opinioni rappresentano gli autori, e pur nella libertà concessa a chiunque di leggere e riprendere i contenuti, nessuna modifica può essere giustificata se non quando autorizzata dal firmatario.

martedì 25 novembre 2008

Il nuovo ciclo di interviste DA DOMANI !

Dopo la positiva esperienza dell'anno scorso ho pensato di fare il bis. Da domani comincerò a pubblicare una serie di interviste (3 forse 4) fatte a persone che ho conosciuto quest'anno e che meritano, a mio avviso, più spazio possibile. Io offro il mio, è tutto quel che ho al momento, e con molto piacere. Il tema dell'anno scorso era incentrato sui diritti d'autore e sul web. Quest'anno ci concentriamo sempre sul web per ricadere sul blues ovvero il genere che più mi ha occupato quest'anno grazie all'uscita del CD "Catfish for breakfast" dei Four Fried Fish. Ho conosciuto queste persone anche grazie a questo CD e alla loro grande disponibilità.

Da domani, qui sul blog, preparatevi a leggerne delle belle!

mercoledì 16 aprile 2008

Aspettando i Four Fried Fish - F.A.Q. - parte 5


Ci ho preso gusto con le interviste, oggi tocca a Flamiano, co-produttore. Proprio per questo motivo l'intervista è più articolata e, a mio parere, più interessante. Attenzione, viene data qualche anticipazione sui brani del cd....

Fabio - Ebbene, Flamiano, cominciamo con la classica domanda per riscaldare l'atmosfera. Parlami della strumentazione usata in studio, senza tralasciare i particolari.

Flamiano - La strumentazione usata in sala è la seguente: Gibson ES-335 Dot con corde Gibson Vintage Reissue 0,10/0,46 Ampli Weber su schema 5E5A Fender Pro (Narrow Panel Tweed) con cono 15" Weber Alnico. Su 2 pezzi (Rollin Stone e Three cool cats) ho usato un tremolo della BOSS mod. TR2 .

Fa - Ottimo. Questa strumentazione ti è servita per avere un suono ben preciso?

Fla - Il suono utilizzato è quello usato solitamente dal vivo. Chitarra diretta sull'ampli senza nessun effetto intermedio (ad esclusione del tremolo sui pezzi sopra indicati). Si è scelto di non utilizzare l'unità reverbero esterna Fender (che di solito uso nei live) per lasciare il suono più pulito possibile e riprendere il reverbero naturale della stanza..anche se poi nella seconda giornata è stato spostato l'ampli in una ISOBOTH per evitare rientri nei microfoni del piano avendo così anche la possibilità di alzare leggermente il volume per avere proprio il suono potente usato di solito nei live.

Fa - Beh vorrei chiarire a tutti i lettori che non solo il piano nella seconda giornata non rientrava nei microfoni della chitarra ma anche la chitarra non entrava nei microfoni del piano....

Fla - E' una tua verità... in realtà il suono del piano era fastidioso.

Fa - Anche quello della chitarra, l'ho anche detto al tecnico che ha registrato questa dichiarazione per i posteri.

Fla - Eheheh......

Fa - Scherzi a parte, dietro a questo cd c'è stato molto lavoro sia per i singoli che per il gruppo. Ho avuto modo di scrivere qualcosa ma penso sarebbe bello avere una tua descrizione.

Fla - Dal punto di vista strettamente musicale mi sono preparato con uno studio sugli accompagnamenti e sui soli fatto per conto proprio per poi sentire se il tutto "suonava" in sala prove con il gruppo. I soli sono stati in linea di massima improvvisati seguendo una linea generale che ho sentito funzionare bene dal vivo... C'è stata molta improvvisazione nei soli (...e credo si possa anche sentire nel disco) perchè non credo sia cosa buona imparare perfettamente un solo dall'inizio alla fine... Io sono più attento al suono, alle pause, alla dinamica piuttosto che all'esecuzione dal punto di vista tecnico.Sono più attento che il gruppo mi segua e capisca cosa stò suonando piuttosto di concentrarmi su un fraseggio ipertecnico ma con il "vuoto" sotto.
Mi pongo sempre dal punto di vista dell'ascoltatore che vuole godere della musica nella sua totalità e non dell'esibizione del chitarrista virtuoso di turno.

Fa - Su questo sono pienamente d'accordo, in troppi dischi ascoltati si percepisce la voglia dei musicisti di eccellere. Alla fine nonostante la bravura ci si stanca. Ti sei occupato solo delle tue parti o anche di altro?

Fla - Oltre alla chitarra mi sono occupato delle canzoni sia dal punto di vista dei testi che delle musiche e arrangiamenti (in stretta collaborazione con Fabio). Alcune canzoni erano in cantiere da anni aspettando solo di uscire allo scoperto, (vedi ad esempio Maybe a Man...) altre erano state suonate molte volte dal vivo per cui il groove si sente. Certe altre sono state "aggiustate" proprio per il disco. L'apporto di Fabio dal punto di vista musicale è stato a dir poco dirompente. Il mio approccio nello scrivere musica è totalmente istintivo e virato per la maggior parte al blues. Fabio aggiunge quella parte di "pazzia" e di miscela jazz - pop - funk che caratterizza proprio lo stile della band. Mi sono occupato anche dell'aspetto grafico del progetto, realizzando copertina e libretto sentendomi e confrontandomi spesso con Fabio e con le persone che mi sono vicine ogni giorno.
Questo perchè volevo che questo disco fosse tutto nostro. Credo che alla fine anche da questo punto di vista sia stato fatto un ottimo lavoro.

Fa - Il bello è questo, il prodotto finale è, plastica a parte, stato deciso interamente da noi anche grazie a Marco (Lincetto) che ci ha lasciato carta bianca in questo senso (a parte qualche giusto consiglio). Com'è andata poi in studio?

Fla - L'esperienza in sala è stata fantastica. Sono stato aiutato dalla grande esperienza di tutti quanti, tecnici e musicisti.E soprattutto nei viaggi di andata e ritorno dalle chiacchierate con Marco (che non ringrazierò mai abbastanza) (Marco Carlesso, il batterista ndr) che mi tranquillizzava sulle mie ansie e paure. Marco e Luca sono stati solidi come una roccia...e suonare con loro di base è stato semplice. Altra nota di super merito la devo spendere a favore di Andrea Valtrè che è riuscito a farci lavorare in un clima di assoluto relax e simpatia e mi ha seguito in modo fantastico anche sul canto. Non posso scordare ovviamente il producer, nonchè "mago del suono" Marco Lincetto che ha creduto in me, in noi... fin dal primo incontro quando si è parlato per la prima volta del disco. Credo che Marco e Andrea siano un'accoppiata vincente, sia dal punto di vista puramente tecnico ma anche in quello filosofico (mi riferisco proprio alla filosofia Velut Luna...).

Fa - Sono pienamente d'accordo. Abbiamo solo parlato degli aspetti tecnici. Il divertimento, le battute e tutto il resto sono difficili da rendere e da riportare. Ma vorrei che ci raccontassi un aneddoto...qualcosa che è rimasto indelebile di quei giorni!

Fla - Aneddoti vari...eh,eh,eh...tu vuoi che ti parli della Pandora !!!!!
Il secondo giorno di sala, nel viaggio di andata verso Preganziol io e Marco ci siamo fermati in un panifico con l'idea di prendere una focaccia (eravamo in pieno periodo pasquale) da mangiare tutti assieme nel pomeriggio. Entriamo in un piccolo negozio nei pressi di Istrana e ci serve una ragazza (carina) che da dietro il banco ci indica il piccolo scaffale con i dolci pasquali. Viste le nostre facce sperdute decide di venire vicino ed illustraci meglio le tre tipologie di prodotti: a) la focaccia b) la colomba e per terzo LA PANDORA. Io e Marco ci guardiamo in faccia ed insieme esclamiamo ridacchiando "LA PANDORAAAA" e lei ribatte "lo sapevo che avreste scelto quella". E noi "..perchè lo sapevi?"... "Perchè la pandora è al femminile e a voi piacciono quelle cose che finiscono con la A". Poi, durante tutta la giornata, i commenti si sono sprecati!
Ah...a dover di cronaca la PANDORA è buonissima !!!!! Ovviamente....è al femminile e finisce per A.. eh,eh,eh.

Fa - Ricordo benissimo. E l'abbiamo mangiata sabato, alla fine delle registrazioni del gruppo. Buonissima. E finisce per A ovviamente. Anche "buonissima" finisce per A. Grazie per questa intervista, spero vivamente che questo CD venga apprezzato da tante persone.

Fla - Certo. Solo un paio di cose... un grazie agli ospiti di questo cd. Marco Pandolfi che ha suonato divinamente l'armonica in tre pezzi, Tiziana Guerra, stupenda voce su Three Cool Cats ed il grande Chinito Teremoto con la sua Farfisa sempre sul medesimo pezzo. Un grazie ovviamente anche a tutti gli altri musicisti (Marco, Luca, Ermanno, Gastone e Luca). Marco Lincetto di Velut Luna ed Andrea Valfrè dell'Areamagister Studio. Ultimo grazie a Michele Giacomazzi che ha reso possibile tutto questo.

Fa - Giusti i ringraziamenti. Ringrazio anch'io tutte queste persone, e avrò modo di farlo ancora nei prossimi appuntamenti di questa FAQ. Senza volerlo hai accennato alla nostra "scoperta", quel musicista eccezionale che risponde al nome di Chinito....

Fla - E' vero. Per ora solo il nome... Il resto al momento giusto!


venerdì 11 aprile 2008

Aspettando i Four Fried Fish - F.A.Q. - parte 4


Anche in questo appuntamente con le FAQ pubblico una chiacchierata con Luca Zulian, il bassista. Luca è proprio un bassista, concreto, bada al sodo, al groove. E questa intervista lo dimostra. Come Marco è stato una roccia in sala d'incisione.... pochi errori e tanto divertimento.

Fabio - Luca, l'ho chiesto a Marco che aveva bisogno di rompere il ghiaccio, ora lo chiedo a te. Come sei entrato in sala, con quali strumenti?

Luca - Allora, come strumenti ho usato due bassi e più precisamente due Fender Precision bass. Il primo è uno strumento che ho "customizzato" io, è del 1977 ed ho installato due pick up Seimour Duncan, uno Pb e uno Jazz Bass al ponte. L'ho usato nelle parti più funky delle registrazioni e in una ballad. L'altro basso...eh l'altro è il "mio basso" pure James Jamerson style: Precision bass del 1963 rigorosamente sunbust con corde slick Labella. Basta ascoltare le registrazioni, senza dire in quale brano lo uso...si riconosce dalla sua inconfondibile voce.

F - Mi piace il vostro amore per la precisione... Marco ha sottolineato che la batteria è gialla, tu mi dici che le corde sono Slick Labella.

L- Ehehe...

F - Eehehe... Parlami un po' della tua esperienza in sala, il tuo punto di vista. Come ti sei preparato e quanto hai influito sul prodotto finale?

L - Ti posso dire che ho cercato di preparare i pezzi da registrare nel miglior modo possibile avendo capito fin da subito che in questo cd potevo suonare e non eseguire semplicemente degli ordini...ok? Il suono che ne è uscito mi piace molto (in questi giorni stiamo ascoltando il cd in pre-mastering - ndr) . Sono riusciti (Marco e Andrea - ndr) a far sentire il Precision. Cazzo ( lascio il francesismo ci sta bene - ndr) non è poco !!! Nelle esecuzioni invece ho tentato di capire cosa volevate sentire dal basso te e Flamiano ed ho cercato di farlo. Naturalmente a modo mio!

F - Siamo stati troppo oppressivi? E' stata una buona esperienza o c'è qualcosa che non è andato per il verso giusto?

L - E' andato tutto bene. Cosa non mi è piaciuto? Il tempo, sempre troppo poco! a tuo piacere. Ciao a presto!

F - Ciao Luca, avremo modo molto presto di presentare questo cd anche dal vivo.


Bassisti di tutto il mondo, potete raggiungere Luca Zulian tramite il suo sito. E non mi resta che darvi appuntamento per la puntata n. 5 delle FAQ.

martedì 8 aprile 2008

Aspettando i Four Fried Fish - F.A.Q. - parte 3



Nella Faq di oggi chiedo qualcosa al batterista che ha lavorato con i Four Fried Fish, Marco Carlesso. Preciso, ordinato, bravo, puntuale e generoso, si è calato subito nei brani e ha dato il meglio.

Fabio - Ciao Marco. Dunque è fatta, ora siamo qui tranquilli e spensierati ad aspettare l'uscita del cd. Io ho già detto la mia ma sicuramente qualcuno vorrà avere l'opinione di tutti i membri del gruppo. Iniziamo con qualcosa di facile: cosa hai portato in sala?

Marco - In sala, per questo cd, ho usato una batteria Pearl Maple Shell (gialla) - cassa da 20", tom da12",timpano da 15", un rullante in legno Gretsch da 14" e piatti Zildijan.

F. - La batteria era gialla? Sai che non me n'ero accorto..... Ascolta... io e Flamiano abbiamo lavorato molto in preproduzione cercando di presentare, a te e Luca, delle idee ben precise su quello che volevamo. Come hai affrontato questa esperienza? Cosa c'è stato di differente dai tuoi altri lavori (Marco lavora moltissimo in studio di registrazione - ndr)?

M. - Ho avuto la fortuna di lavorare parecchio in vari studi di registrazione, quindi l'approccio con il click o il balance dei vari groove non mi è così difficile. Con il tecnico dello studio Andrea Valfrè avevo già lavorato. Lui è molto bravo a metterti a tuo agio e sa fare il suo lavoro con professionalità. I pezzi di questo cd erano di varia estrazione, certi sono risultati impegnativi per i tanti stacchi e variazioni, altri erano basati su groove più continui, quindi un pò più semplici. Ogni volta che si registra in studio è sempre un bel godimento, perchè si deve per forza suonare bene e quando vai in regia ad ascoltare la tua performance si è sempre molto emozionati, si spera di aver dato il massimo delle proprie possibilità.

F. - Te e Luca siete stati due rocce! Quanto spazio hai avuto nei brani? Io e Flamiano siamo stati oppressivi o hai potuto dire la tua?

M. - Ogni musicista quando suona (specialmente in studio di reg.) mette il proprio talento, la propria storia musicale e quindi la propria esperienza. Flamiano e Fabio che si conoscono e collaborano da una vita, pur avendo delle chiare radici blues, hanno avuto l'esigenza di svincolarsi dai canoni abituali del blues stesso, cercando altri mondi musicali presi dal funk, e dal latin. Il risultato penso sia positivo e quindi mi auguro che continuiate a scrivere pezzi sempre più in questa direzione.

F. - Ti ringrazio. Completo io la tua risposta. Il tuo apporto è stato importantissimo anche sui pezzi che, sulla carta, erano già decisi. Ed è stata importante la tua notevole esperienza che ci ha aiutato a tenere i nervi saldi. Fare tutti quei brani in due giorni senza molte possibilità di edit potrebbe fare impazzire più di un musicista... Hai qualche bel ricordo? O qualche nota negativa?

M. - Mi è piaciuto il clima rilassato che si è respirato in sala e la determinazione di ognuno di noi per raggiungere un buon risultato. Penso che non ci siano cose negative da ricordare.

Grazie Marco. Sicuramente qualche batterista avrà molte altre domande da fare, non mancherò di girartele. Oppure fate visita al sito www.marcocarlesso.com per tenere sott'occhio le attività di questo grande musicista.

venerdì 11 gennaio 2008

Le interviste del Blog: Enrico Bassi

Mi è venuto spontaneo intervistarlo, anche grazie alla vicinanza e alla sua disponibilità. Purtroppo, per motivi che conoscete, non sarà possibile una traduzione in inglese immediata che arriverà più avanti. Buona lettura.

Fabio – Ciao Enrico finalmente troviamo il tempo per scambiare quattro chiacchiere. Ho già scritto di te nel blog ma solitamente preferisco che siano le persone a parlare dei propri progetti (musicali). La mia curiosità fa il resto! Allora la prima domanda riguarda il tuo nuovo cd. So che non fai le cose a caso quindi ti chiedo cosa significa la foto della copertina e soprattutto il titolo.

Enrico - Vuoi proprio sapere la storia di questa copertina? A tal proposito, un po’ di casualità c’é… Innanzi tutto non è la prima volta che la uso; a dire il vero era stata utilizzata già nel 2004 come foto di copertina per una raccolta di brani, alcuni utilizzati come commento sonoro per un documentario che si chiama Scandinavia. Alla fine decisi di non pubblicare quella raccolta di brani, almeno in maniera ufficiale, e così la copertina mi sembrava buona per questo. Eravamo in Finlandia, a me piace molto la fotografia anche se non sono di certo un professionista. Ritraggo soprattutto paesaggi naturali, niente ritratti, quelli li odio. Poi mi piace parecchio andare a fotografare i treni; qui apro una parentesi, io adoro fotografare i treni e forse saprai che un altro dei miei interessi è la storia dell’evoluzione dei trasporti su rotaia, curioso vero? Ma questa è un’altra storia… Comunque ti dicevo, eravamo in Finlandia, era l’estate del 2004 ed ero sdraiato sotto a quel fusto tronco che si vede e pensavo a come cambia il cielo in base a dove ti trovi geograficamente. Il cielo dei paesi scandinavi è così immenso in confronto al nostro. Poi c’era quel raggio di luce che usciva dalla punta del tronco, ho preso la mia vecchia reflex a pellicola e ho scattato. Dopo lo sviluppo mi sono accorto che era stata immortalata nella foto anche una vespa o un calabrone, non so bene cosa fosse… logicamente la cosa non era voluta, sarebbe stato impossibile. Vedi, “in questo caso centra il caso” e al di la del gioco di parole è stato un po’ come vincere alla lotteria. Se avessi aspettato un giorno intero che un calabrone passasse davanti all’obbiettivo sarebbe sicuramente successo, ma non avrei avuto la prontezza di riflessi per immortalarlo. Sono legato a questa foto perché la reputo fortunata, ecco si, è una foto fortunata. Così ho deciso di pubblicarla in maniera ufficiale nel mio ultimo album. Per quanto riguarda il titolo la spiegazione è più semplice e riassume il contenuto del CD: è l’esperienza del mistero suonata in maniera elettronica. L’album è liberamente ispirato ai saggi “Percezioni di realtà” e “I misteri eleusini” di Albert Hofmann, libri che parlano di un mistero affascinante legato ai miti dell’Antica Grecia. Ho consigliato di leggerli ascoltando la mia musica, funziona sai…


Fabio – Ne sono sicuro, spesso la lettura di una frase, di un pensiero o di un libro può stimolare moltissimo la creatività musicale. Hai usato particolari tecniche di registrazione? Lo studio è tuo e come è organizzato?

Enrico - Le registrazioni si sono svolte in più riprese, alcuni brani erano già pronti nel 2001, altri pezzi sono venuti più di recente; in origine alcune parti (poi omesse) si volevano recitate da una voce fuori campo. Mi sarebbe piaciuto che fosse lo stesso Hofmann la mia voce fuori campo; poi alla fine non sono riuscito a rintracciarlo, è così assillato dai curiosi di tutto il mondo che non tiene il numero in elenco. Sono stato anche in Svizzera per cercarlo, ma al paese dove vive tutti rispettano la sua privacy. Ho provato con altre voci, nessun narratore mi ha entusiasmato e così le parti narrate sono state tolte ed è rimasto un album interamente strumentale. Le registrazioni definitive si sono svolte da settembre 2006 a Gennaio 2007, l’album è stato pubblicato già nel febbraio del 2007. I mezzi per registrare sono stati un po’ di fortuna, registratori multi-traccia digitali; la strumentazione veramente variegata, sintetizzatori analogici, digitali, pianoforte, organo elettrico, chitarra elettrica ed acustica, percussioni varie, certi effetti sono stati ricavati giocando con i nastri magnetici, niente computer, da nessuna parte.

Fabio – Molto interessante, sicuramente aggiunge valore all'ascolto ! Ora ti faccio una domanda che riguarda la materia “a me cara”: i tuoi brani sono registrati presso la Siae? Se si, non hai mai pensato di usare le Creative Commons come faccio io?

Enrico – Tutti i brani che sono stati pubblicati dalla mia edizioni musicali che si chiama Atlas Eclipticalis, nome assunto in omaggio a John Cage, ed in seguito stampati dalla Novalia Records, sono tutti depositati alla SIAE. E’ molto onerose essere iscritti alla società italiana di tutela artistica e dell’ingegno. So che ci sono sistemi molto più economici come i Creative Commons, tuttavia i miei ultimi CD sono stati venduti in più parti nel mondo e quindi mi sembrava giusto farli tutelare in maniera completa. Poi, pur non inseguendo il successo o la brama di arrivare da qualche parte, tramite la tutela siae/biem in qualunque parte del globo, chi dovesse utilizzare le musiche per filmati, trasmissioni radiofoniche, ecc, è tenuto al pagamento dei diritti. Certo che noi compositori underground non otteniamo quasi mai soldi tramite la politica siae, l’anno scorso mi sono arrivati 5 euro. Tuttavia avrò qualche cosa da lasciare in eredità ai miei figli… dei diritti d’autore. Forse non varranno nulla, forse si rivaluteranno come le sterline d’oro… chi lo sa…

Fabio – Certo, la tua è una scelta motivata. Tornando al cd e più generalmente al tuo “genere”. Nel tuo sito si parla di musica cosmica....brevemente mi spieghi di cosa si tratta?

Enrico – E’ un argomento abbastanza vasto, nel mio sito trovi molte delucidazioni su questo strano genere musicale. La musica cosmica è nata e morta in Germania durante gli anni ’70; è la musica degli spazi siderali. Nasce dall’esigenza d’oltrepassare il dualismo dell’essere umano, nella sua forma più pura (quella meno commerciale) è musica per ascendere, un po’ come la droga con la differenza che non fa male. Ma questa non è droga per tutti, infatti la vera cosmic music la suonavano in pochi e l’ascoltavano in altrettanto pochi; poi è divenuta una moda (quasi uno stile di vita) e anche le grosse major si sono interessate alla cosa, vedi la Virgin che mise sotto contratto Tangerine Dream, Ash ra Tempel ed altri collettivi della prima ora. Durante gli anni ’80 c’è stata una riscoperta in seguito al diffondersi delle discipline new age, che a dire il vero nulla avrebbero a che spartire con questa musica. Adesso è ritornata nuovamente in auge e l’ascolti anche ai raduni afro, ma ribadisco che la vera musica cosmica è per pochi. Vuoi alcuni nomi di gruppi che facevano vera musica cosmica: Limbus3, i primi Popol Vuh, i primi Tangerine Dream, Agitation Free, Ash Ra Tempel, Cosmic Jokers, e ce ne sarebbero tanti altri. La mente del fenomeno, cioè colui che portò la musica cosmica underground alla ribalta, non fu quella di un musicista ma di un produttore e critico musica, Rolf-Ulrich Kaiser. Era una grande personalità che purtroppo è stata demolita dalla stampa corrotta dell’epoca, stampa musicale e di cronaca che era in combutta con le grosse major. Kaiser aveva minato il sistema dall’interno e la cosa aveva dato fastidio ai grossi manager; fu accusato di spaccio di sostanze illegali, altre accuse pesanti lo volevano coinvolto in sit-in durante i quali i musicisti venivano pagati unicamente con francobolli di LSD; molte calunnie! Kaiser è scomparso dalla scena musicale nel 1975 e pensare che era probabilmente il più grande critico musicale e produttore della storia del rock europeo! Chi ascolta oggi la musica cosmica è gente che dalla musica non richiede più un messaggio o un contenuto specifico, cerca solo la forma più pura ed elettronica; o meglio, cerca un mezzo che può essere a volte anche l’esperimento elettronico che si manifesta. Più pura, cioè non contaminata da fonti “classiche” è la musica, più l’ascesa psicologica funziona. E’ emozionante! Però si devono mettere da parte tutti quegli aspetti (melodia, armonia, gusto, ecc ecc) appresi con l’ascolto della musica così detta “normale”. Per un periodo sono stato anch’io un drogato di musica cosmica, sembra impossibile, all’inizio non ci capisci nulla e poi finisci per spendere cifre incredibili per avere un vinile tramite il quale potrai intraprendere un nuovo interessante viaggio all’interno di te stesso, o all’interno dell’universo (inteso come infinito), che è poi la stessa cosa.

Fabio - Quali punti di riferimento ci sono in Italia per quel che riguarda il tuo genere, e c'è comunicazione con gli altri paesi (Europa, America ecc. ecc.) ?

Enrico – Penso tu ti riferisca alla musica elettronica, e più specificatamente a quella sperimentale… in Italia ci sono pochissimi punti di riferimento, i miei ascoltatori italiani ad esempio si possono contare su 4 mani. All’estero le cose vanno diversamente. Ci sono dei distributori di musica elettronica che procurano e vendono qualunque cosa, da tener presente però che le nuove frontiere di questo genere sono l’Asia (Giappone) e la Russia. L’Europa e l’America sono ormai fuori dal giro, poco interessate alla sperimentazione. Soprattutto in Italia la situazione musicale vive uno stato d’empasse riluttante. Personalmente sono contento che i miei estimatori siano quasi tutti stranieri. Grazie al fatto che sono titolare del “Popol Vuh fan club”, l’unico nel mondo ufficializzato dagli eredi del leader Florian Fricke, morto nel 2001, ho contatti con americani, inglesi, tedeschi, francesi, russi, giapponesi; poi grazie alla mia attività su internet in relazione agli strumenti elettronici vintage, molte persone ordinano i miei dischi direttamente dal mio sito. Ma ho un distributore olandese e uno finlandese che si occupano anch’essi della distribuzione. Per l’ultimo CD, in 10 mesi abbiamo esaurito la quasi totale tiratura ed è un buon risultato calcolando che non ho fatto nemmeno una data dal vivo e non esiste pubblicità se non il passaparola fra gli appassionati. Personalmente non ci guadagno nulla ma provo gioia quando la mia musica aiuta qualcuno a scoprire d’avere delle propensioni (o sensibilità) musicali elettroniche e sperimentali. Una volta c’erano le fanzine che cercavano di creare una comunity dei fans di questo genere, l’inglese “Audion” ha fatto scuola a molti! Poi è arrivato internet e fra appassionati di musica elettronica e sperimentale si creano dei legami molto più solidi e prolifici anche dal punto di vista artistico. I punti di riferimento massimi sono i festival di musica elettronica; ce ne sono moltissimi ma pochi però di seri. Il più importante si svolge al CEMS di Stoccolma, ma li non prendono chiunque, vogliono roba tosta e soprattutto originale. L’anno passato provai ad inviare una mia proposta, si trattava di una istallazione audio-video intitolata “Landscapes-Constellation”. E’ una specie di rappresentazione nella quale il computer, tramite un programma che normalmente viene utilizzato dagli astrofili per simulare le orbite dei pianeti o i movimenti delle stelle, comanda una serie di campionatori e sintetizzatori. In base alla costellazione che un ascoltatore vuole analizzare la musica sarà sempre diversa. Questo progetto è stato realizzato in collaborazione con un ingegnere di Ravenna, ma in quell’occasione non passò il turno di selezione. Per quest’anno ho in progetto una seconda proposta che si basa su una musica sinestetica; potrebbe uscire anche un nuovo album… non lo so, sono così pieno di impegni (la fotografia, la musica altrui, i treni, le gite, i viaggi, la scrittura, ecc), nella mia vita ci sono così tante cose oltre alla mia musica…

Grazie Enrico, speriamo di ritrovarci ancora a parlare di queste cose per me sconosciute ma interessantissime!

Le opinioni rappresentano gli autori, e pur nella libertà concessa a chiunque di leggere e riprendere i contenuti, nessuna modifica può essere giustificata se non quando autorizzata dal firmatario.

Il sito di Enrico Bassi
Il mio post sul Cd di Enrico Bassi

lunedì 15 ottobre 2007

Le interviste del blog, ecco il file pdf stampabile!

Il primo ciclo di interviste è terminato. Tanti sono gli argomenti interessanti affrontati, gli intervistati sono stati all'altezza della situazione e non hanno deluso le aspettative . Non avete ancora letto nulla? Aspettavate di leggere il tutto con calma alla "vecchia maniera" ?
Ecco, in formato pdf, tutte le interviste in italiano ed in inglese. Spero che l'esperienza sia piaciuta, perchè ho intenzione, periodicamente, di ripeterla.

Interviste - the musical blog - 2007 - file pdf in italiano
Interview - the musical blog - 2007 - file pdf english text

venerdì 12 ottobre 2007

Interview to Enrico Crivellaro

Enrico, you’ve been playing the blues all over the world for quite some time now. With your own bands, but also as a sideman for many great musicians. You are well known also because you embody a dream, something that can be reached thanks to determination and talent. It is time to make an assessment…what are you proud of, and what is that you aren’t pleased about?

Thank you for the question, and for using the word “dream”. In fact, I believe that life is made of dreams, and that the steps towards the unknown that we make in order to fulfill our aspirations are the juice of life. We can decide to live our life in a more conventional way, or we can decide to try our luck and pursue a lifestyle that is somewhat alternative. The latter vision entails major gambles, for instance the risk of spending years investing in something that eventually doesn’t bear any fruits. A more “normal” lifestyle probably doesn’t involve as many risks, nonetheless it brings about as many difficulties, and I have a great deal of respect for those who, unlike me, have chosen this other road. Having said this, since I was a kid my desire was to be fully involved in the music world, and I knew that playing the guitar in a band wasn’t enough—I had to understand more of the cultural substratum in which music is embedded. Music cannot be detached from culture, history and society, and these are the components that determine the birth and the development of distinctive musical genres in different geographical areas. Because of this, and given that I was a Blues lover since my teen years, at some point I felt that it was necessary for me to pack my things and go to the United States, in order to understand more about the Blues by becoming familiar with its cultural bedrock.
I can probably answer your question by saying that what I am most proud of, looking back at what has happened in these years, is the courage that I displayed when I got on that plane without knowing what I would have done, where I would have ended up living, when and if I would have returned home. The trip, which no doubt started with a huge dose of recklessness, has turned into my life’s most poignant adventure, and is not yet over. In the meantime the trip has become more of a metaphysical journey. I definitely had the chance to learn extensively about American culture and about the kind of music that I loved, but especially I started a journey towards my inner self, discovering resources that I didn’t know I had, facing ideas, beliefs and points of view that were new to me, learning to appreciate not only music, but rather people. I developed the mindset of recognizing the value of diversity as the source of cultural fertility, and as the basis for new ideas and new music. Jazz wouldn’t have been born without the cultural cross-pollination that came about in America, just like Bossa Nova wouldn’t exist without the Brazilian melting pot. The key to understanding music, and to making new music, lies in appreciating cultural diversity—not in being suspicious of it.
I could speak for hours about things I am proud of (having played with many of my idols, my studies and my degrees, the recordings I’ve made, etc), and also about the difficult times (the sacrifices, being myself the stranger/immigrant, working in a niche musical genre, the crisis of recorded music, and so on), yet if I am to assess what has happened during these years, I can only be grateful to the courage that I had when I made the decision of chasing my dream. Even though aspirations change over time, the habit of always taking the bull by the horns, of facing up to the challenge when we are faced with risky decisions, is the mental trait that I acquired from my first trip to the roots of Blues music.

You appear on several CD’s, you are a true showman, you have a few CD’s under your name and recently you have started a record label that promotes excellent musicians from different areas of the world. Which one is your real dimension, and especially which is the dimension of a bluesman nowadays? Does it make sense to still talk about the “bluesman”?

I am a big music lover, and I try not to confine myself to one single dimension. The musical universe is made up of two main worlds, the artistic and the business ones. Both of them comprise many faces, which sooner or later professional musicians end up exploring to a large extent. I have always been attracted by the artistic side, and I have never been comfortable on the business side. I like to go and listen to a good band, I like to play, I like to record and produce, while I simply can’t stand many of the professional musician’s tasks—like selling CD’s, talking about money, and self-promotion. I am not good at all at these jobs, and I think they do undermine the integrity of musicians, who end up doing commerce instead of art. To me being a musician means, simply, making music. This can be done in many ways—live, in the studio, and by producing other artists and helping them give their best. I never changed my mind, what’s important to me is the emotional side of music, and whatever I do I want this to come out. A concert, a solo, a record, a song must move the listeners. This is my conviction, which permeates everything I do with music. After all, I have one single point of view—I try to make the best, most emotional music I can with the resources I have.
Regarding the figure of the bluesman in 2007, the situation is quite multifaceted. Although it is a niche genre, and is not as commercial as other genres, the Blues has a large and international audience. I travel a lot and I meet many hard-core blues fans in Canada, in Brazil, in Australia, in Belgium, in Malaysia and even in the Caribbean. Just to mention some random places…but it is like this all over the world. Blues fans may not be millions in each country, but when you put them all together and sum up the numbers you realize that a bluesman has a much more sizeable audience than any Italian popstar, who is limited by the language to an Italian-only audience, or almost. Paradoxically someone like Magic Slim, who performs at festivals and in clubs all over the world, has a bigger market than Vasco Rossi, who sells out stadiums, but only in Italy. A modern bluesman should realize this, and operate with an international mindset. He or she may never play in huge stadiums (although people like Buddy Guy or B.B. King do!), but will will perform worldwide in a more-than-respectable circuit of clubs and festivals. There are several Italian jazz musicians, among them Paolo Fresu, Stefano Bollani, Stefano Di Battista, who have been able to rise above the local scene and join with full dignity the international circuit, even recording for Blue Note. In the Italian blues scene this has happened only in very rare cases, however nowadays I see several musicians who have the skills to achieve international recognition, just like several colleagues from Denmark, Holland, France and Belgium have already done.

Back to Italy. How are things here, comparing them with the situation abroad? Are things worse, like everybody is saying, or are they not that bad after all?

I don’t mean to be at all cost judgmental, but I must recognize that the state of affairs is much nicer in other countries. Particularly in Anglo-Saxon areas, but also in many other countries. A few months ago I was lucky enough to play in Puerto Escondido, Mexico—such a wonderful place. The owner of the club where we were performing came to me saying “it’s so nice when you guys are here. I would love to have live music every night, unfortunately we don’t have enough bands around here and I need to get a DJ”. Nice anecdote, isn’t it!
There are multiple causes for the Italian anomaly. Many clubs are outdated, there’s no circuit of radios that promote independent music, indie labels have almost disappeared, the management and distribution of royalties through SIAE does not help musicians nor promoters. Besides, for some reason the notion that live music is a business has never been imported into Italy. Anywhere in the world the band is used to draw patrons to a club, and ultimately to make the venue increase the profit. It just takes a trip to Dublin, Singapore, Cape Town…anywhere in the world, clubs with live music are filled with customers who often pay hefty cover charges, whereas clubs with no music are definitely not as active and lively. In Italy, conversely, live music is considered a useless cost, an extra expense with no return. As a result, Italian musicians—who are underpaid, forced to do music on the side, with low self-esteem, and who find themselves in an environment that doesn’t allow for exchange of ideas and growth—become mediocre when compared to their Northern-European, American and Asian colleagues. Mediocrity has, in general, been affecting the Italian music scene, and obviously this doesn’t help those who want to make music their profession. Being a professional musician, outside of Italy, is a full-time job. Italy unfortunately has slipped towards an amateur scenario, in which the fee for a live gig is the sole source of income for the musician. This doesn’t allow to make a living off music—in fact, money is generally somewhere else, not in fees for live gigs. For instance, when we tour Australia it is quite common that in the afternoon, before every concert, we appear on a national radio show. Radio and TV appearances help the musicians, both at the economic level via the royalties that are accrued, and at the image/status level. In turn this helps the radios, which certainly do not lack music, interviews and shows of the highest caliber, it helps clubs and promoters, and at the end of the day it helps nurturing a knowledgeable and up-to-date audience. This synergy is what Italy lacks, and regrettably so far I can’t see any signs that things will get better.

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