domenica 28 febbraio 2021

Appena visto: Fuga da Pretoria


Inauguro una serie - spero lunga - di articoli parente stretta de "le Pagelle del Fabiet". Visto che ogni tanto mi guardo anche un film perchè non scrivere qualche riga? Le regole sono semplici: 
1- guardare il film (dall'inizio alla fine)
2- scrivere impressione e/o giudizio max 10 righe subito dopo averlo visto
3- dare un voto

Come nel caso delle "Pagelle" voglio essere breve - quando possibile - e cercare di far capire al lettore se vale la pena o no - e quanto - la visione del film. Primo appuntamento con "Fuga da Pretoria, appena visto (ovviamente).

FUGA DA PRETORIA
regia Francis Annan
Regno Unito-Australia
Con: Daniel Radcliffe, Daniel Webber

Attualmente mi attirano film che parlano di prigione, di contrabbando e mafie (soprattutto dell'America Centrale). Se poi a questo si affianca una storia reale legata a momenti storici che riguardano la lotta contro il razzismo tanto meglio: prenoto la visione quanto prima. "Fuga da Pretoria" attinge ad una storia vera di due attivisti anti-apartheid: Tim Jenkin e Stephen Lee. Finiti in prigione con una condanna più che decennale (1979) passano subito all'azione  elaborando un piano molto intelligente per uscirne, (spoiler: ce la fanno). Tutto si svolge all'interno della prigione e - condizioni, relazioni e politica a parte - il racconto è incentrato maggiormente sulla tecnica utilizzata per l'evasione (che non vado a svelare) svelando molti maniacali dettagli. Questa scelta  mi ha un po' deluso perchè il tema "apartheid" viene toccato marginalmente dalle scene iniziali e da qualche dialogo durante il film. Ma il titolo parla chiaro: è una fuga e - cosa più importante - si resta incollati allo schermo grazie al buon ritmo narrativo, un po' meno grazie alla bravura degli attori.
Voto 7: non un film storico ma un film su una storia. Purtroppo Radcliffe continua a ricordarmi Harry Potter e fatico a pensare che la fuga non sia il frutto di qualche magia imparata ad Hogwarts. Grazie ai due protagonisti pare di essere in un hotel e non in una prigione. A parte questo buona regia per Annan che probabilmente ha rispettato il libro di Tim Jenkin.



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